Scende in campo l'uomo dei repubblicani

Nuovo pretendente alla poltrona di primo cittadino: "Siamo un piccolo partito con le radici nel centro moderato"

Remo Beretta candidato sindaco: ridare alla città l'arte del governo

L'Edera piacentina non è morta, come spesso succede a questa tenacissima pianta. Anzi, ha ritrovato nuovo vigore. Non parliamo di botanica, ma di politica, e precisamente del partito repubblicano che sta mettendo a punto le batterie in vista delle elezioni comunali del 26 maggio prossimo. Dopo un lungo silenzio, a metà marzo è venuto a Piacenza il presidente nazionale Giorgio La Malfa e il segretario piacentino, Giancarlo Bianchi, aveva già sottolineato la volontà di scendere in pista, pur nella difficoltà di compilare una lista. La lista si farà e c'è il candidato sindaco: Remo Beretta, volto noto della politica piacentina.

Beretta, perché questa voglia di tornare a far politica con un gesto forte come candidarsi a sindaco? "Da oltre dieci anni mi sono imposto un autoesilio politico, da quando far politica a Piacenza era diventato troppo difficile e doloroso, allora la Magistratura aveva un'attività intensa nei confronti degli amministratori, c'era un clima di paura tra i funzionari comunali che ne bloccava l'attività, c'era chi sfuggiva alle riunioni di Giunta e Consiglio per timore di essere indagato. E si manifestavano episodi di sciacallaggio politico su cui costruire carriere. Il clima era irrespirabile e assolutamente improduttivo".

Acqua passata, o no? "In questi anni sono rimasto zitto e isolato, ma oggi è cambiata la legge: il sindaco ha un potere enorme, la Giunta pure. Nonostante questo non vedo un chiaro progetto di città da perseguire per lo sviluppo, ma il burocratico e lento giungere al traguardo di vecchissimi progetti stravolti e spompati". - Cosa non funziona nella politica locale? "Continua in termini diversi il male oscuro che attanaglia Piacenza. Un insieme di poteri trasversali impedisce che nella nostra città si faccia quello che normalmente si è fatto in altre, ciò è valso per l'inceneritore e vale per la tangenziale, il secondo ponte sul Po. La città si sta invece spopolando e peggiora la qualità della vita. Molti si sono però avvicinati in questi anni alla politica che, purtroppo dico, viene lautamente retribuita e per tanti è diventata un'ottima sistemazione alternativa al lavoro". - Risultato? "Il risultato è quello di una città dove diminuiscono gli abitanti e aumentano i pendolari, aumentano i giovani in cerca di lavoro, c'è un traffico disordinato e caotico, non funzionano i trasporti pubblici, non ci sono aree ricreative, né un'assistenza adeguata per anziani infermi e per i malati terminali. La città è sempre più insicura. E poi sono state create agenzie e commissioni con aumento spropositato dei costi a carico dei cittadini. Vado avanti: un quartiere è rimasto bloccato due anni per beghe interne, è mancata un'ordinaria amministrazione nonostante i poteri riconosciuti al sindaco dalla nuova legge. Devo continuare?"

- E lei che cosa si propone di fare? "Questa non sarà mai la mia Piacenza. Io sogno una Piacenza nuova, aperta alle nuove tecnologie e alle aziende non inquinanti, legata sempre più a Milano e alla Lombardia, in cui aumentino le possibilità di lavoro per i giovani, i laboratori per insegnare nuove ed antiche professioni. Peraltro non possiamo continuare a sfornare una pletora di laureati in legge ed economia, mentre vanno incentivate le professioni legate alle nuove tecnologie e alle attività di supporto che possono arrivare da una metropoli come Milano. Quando gli amici del Pri mi hanno offerto la candidatura a sindaco, pungolato dal dovere civile e dalla sfida morale ho finito per accettare. Mi piacciono le sfide impossibile, le battaglie difficili. Il fatto che me lo abbia chiesto un partito piccolo ma ricco di storia, è come aspirare idealmente ad un nuovo risorgimento per la nostra città". - Come vi collocate nello scacchiere politico? "Oggi tutti i partiti si professano liberali, riformisti e progressisti, noi stiamo con chi è radicato storicamente in quel centro moderato rappresentato anche da socialisti, socialdemocratici, liberali e democristiani. Un'area dove è stata più grande, in questi ultimi anni, l'astensione dal voto dei cittadini che non sanno da chi farsi rappresentare. Bisogna invece restituire alla città l'arte del governo, la scienza dell'amministrazione. Per questo non vogliamo schierarci con la destra o la sinistra, perché nessuno ci presenta un progetto compiuto di città futura. Sentiamo tante chiacchiere, che in campagna elettorale vanno dal pannolino per il bimbo alla vita eterna per l'anziano. Noi stiamo invece con una Piacenza seria, dignitosa, coraggiosa, che non continui a lamentarsi di essere ultima in Emilia, che esalti la propria cultura ed identità contro ogni forma di contaminazione". - Cosa, in concreto, l'ha convinta di meno del governo della città di questi anni? "A Piacenza solo dopo vent'anni arriva in porto l'inceneritore, siamo l'unica città emiliana ancora attraversata dal traffico della vecchia via Emilia. Non c'è secondo ponte e tangenziale, si lotta contro l'inquinamento. Non si riescono a fare parcheggi sotterranei, non si riesce a studiare una viabilità che diluisca il traffico nella città che scoppia. Dalla prima elaborazione del Prg di quindici anni fa, con recupero di verde, si è arrivati alla cementificazione...Il piano attività estrattive che prevedeva la normalizzazione dell'Isolotto Maggi e una cava vicino a Mortizza con terreno adeguato, un grande lago ed aree ricreative è stato invece dirottato nei prati di Pittolo....". - Lei parla di ridare un timone alla città, ma cosa intende? "Chi viene eletto sindaco può nominare o revocare gli assessori, può contare su una maggioranza ampia e garantita, solo che i sindaci devono poi imbarcare assessori imposti da partiti e partitini. Molti dei quali possono rappresentare una pesante zavorra. Un sindaco libero potrebbe invece valorizzare appieno le capacità umane, fuori da imposizioni e interessi di parte. Nella mia lista ci sono giovani e anziani che rappresentano le varie professioni. La mia è una sfida dura, solo contro tutti, ma l'età e l'esperienza me lo consentono".

Patrizia Soffientini(Libertà cronaca di Piacenza)