Accordo fra imprenditori e governo

Confindustria: nel 2004 almeno 2 mila aziende con certificato ecologico

Presente il Sottosegretario all'Ambiente Francesco Nucara

ROMA — A metà dello scorso anno solo 700 imprese italiane potevano vantare un certificato di eco-efficienza, cioè un titolo che riconosce ufficialmente la correttezza ambientale di un'industria. Oggi sono diventate 1.250 "ed entro la fine del prossimo anno vogliamo arrivare a 2-3 mila aziende", promette il vicepresidente della Confindustria Nicola Tognana. Per convincere le aziende italiane a convertirsi al verde e farsi certificare, il ministero dell'Ambiente e la Confindustria hanno siglato un "Protocollo d'intesa". E soprattutto hanno stanziato 25 milioni di lire, per pagare almeno una parte dei costi che la certificazione comporta.

Esistono due tipi di certificati. Uno si chiama Iso 14.001, ed è più facile da ottenere, nel senso che l'esame ecologico da sostenere è un po' meno severo. L'altro certificato è l'Emas, che prevede requisiti più stringenti. La registrazione Emas è formalmente riconosciuta dall'Unione europea. In Italia appena 84 aziende hanno avuto l'Emas mentre in Germania, per fare un confronto, le aziende registrate sono 2.692.

Comunque "tra un'azienda che ha il certificato Iso 14.001 è una che non ha niente c'è già una bella differenza", come ha riconosciuto lo stesso Giuseppe Bianchi presidente della sezione Emas Italia. La Confindustria ammette di essersi posto come primo traguardo una larga diffusione quantomento della certificazione Iso.

Il fatto è che la certificazione ha un costo. C'è innanzitutto il costo necessario a rendere il processo produttivo compatibile con la tutela dell'ambiente: inquinare spesso è economicamente conveniente. Spesso, ma non sempre. E ieri, alla presentazione della Confindustria, molti hanno sottolineato che talvolta l'attenzione ecologica ha un ritorno anche immediato per un'impresa (senza contare il vantaggio che ne trae il sistema economico nel suo complesso). Fra gli altri, Ermete Realacci di Legambiente.

Poi c'è il costo diretto della certificazione. Che in parte viene sostenuto dal governo, ma solo in parte, e non sempre Regioni ed enti locali sono d'aiuto, come ha ricordato il sottosegretario Francesco Nucara. Lo Stato però può fare altro: per esempio può privilegiare le imprese eco-certificate nei bandi di gara per le forniture, gli appalti, le opere pubbliche. Molto possono fare anche le banche. IntesaBci e il suo nuovo amministratore delegato Corrado Passera hanno garantito il sostegno all'iniziativa della Confindustria: si forniranno finanziamenti a tasso agevolato e vari servizi di assistenza alle imprese che si vogliono certificare.

Pie. P. "Il Messaggero" 10 maggio 2002