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Documento della Fgr sul black-out Il black-out energetico verificatosi alle ore 3.25 di sabato notte ha dell’assurdo. Una delle cosiddette "Grandi nazioni del mondo" è piombata di colpo indietro di diversi secoli. L’energia è mancata a tappeto su tutto il territorio nazionale colpendo chi rientrava a casa dopo una serata con gli amici, chi dormiva ignaro, chi festeggiava la "Notte bianca" (che ai partecipanti è apparsa come una drammatica burla). Si credeva che conclusasi la lunga estate torrida e con l’arrivo delle prime piogge si fosse superata la crisi che nei mesi scorsi aveva causato diverse interruzioni di energia. Tutto, infatti, funzionava regolarmente e il rientro dopo le ferie non aveva registrato, apparentemente, alcun problema. Oggi constatiamo tristemente che l’Italia vive, invece, una grossa crisi energetica che deve essere iscritta ai primi posti dell’agenda politica. Consideriamo assolutamente inaccettabile, infatti, che una delle nazioni più industrializzate del mondo possa vivere giornate come quella che milioni di italiani difficilmente scorderanno. Di certo ci aspettiamo tutti che alla surreale domenica si dia una risposta non soltanto nella determinazione delle responsabilità ma anche nella individuazione di possibili soluzioni ad una crisi che ha dimensioni maggiori di quanto ci si aspettava. Il reale problema è che all’Italia l’energia elettrica viene essenzialmente somministrata dall’estero in quantità stabilite: da qui i black-out estivi, causati da un aumento di domanda di energia, mentre resta ancora oscura la vicenda di questo clamoroso black-out autunnale. Si sono, però, subito moltiplicati gli inviti a ridurre i consumi, e questo colpisce la capacità produttiva stessa del Paese, cosicché la dipendenza energetica si traduce in economica (senza pensare ai costi elevati sostenuti per l’acquisto di energia da Paesi come la Francia, la Svizzera o la Slovenia). Insomma, oggi paghiamo a caro prezzo scelte sbagliate del passato: quella del referendum sul nucleare, celebrato vigliaccamente sulla spinta emotiva dell’immediato dopo-Cernobyl. Non ci resta che sostenere con forza l’esigenza, confermata anche dalle parole del Presidente Ciampi, della costruzione di nuove centrali. Prima però invitiamo tutti a riflettere su alcuni punti fondamentali per quanto riguarda la produzione stessa di energia elettrica: - la combustione di idrocarburi (petrolio o gas naturali) produce inevitabilmente emissioni importanti di una vasta gamma di sostanze tossiche per l’uomo e l’ambiente; - l’emissione nell’ambiente conseguente alla produzione di energia elettrica attraverso il combustibile nucleare è invece di solo vapore acqueo; - la fissione di combustibile nucleare produce sì scorie, ma queste nel processo stesso di produzione di energia non entreranno mai in contatto con l’uomo e l’ambiente. Paradossale ma vero: essere la terra natia di Enrico Fermi ed essere contemporaneamente la terra in cui la sua più grande e rivoluzionaria scoperta è bandita. |