Emilia Romagna/Luisa Babini: Necessaria una fusione dei "piccoli comuni"

Negli anni ‘70, a seguito dell'istituzione delle Regioni, il Partito Repubblicano intraprese una dura battaglia per l'abolizione delle Province con l'intento di semplificare l'assetto istituzionale e i rapporti fra Regioni e Comuni. Sappiamo tutti come è finita.

Oggi il quadro istituzionale si compone dunque di Comuni, Province, Comunità montane, Regione, Senato, Camera e Comunità Europea. Ognuno di questi enti ha un proprio sistema elettorale, un proprio sistema organizzativo e amministrativo, propri organi eletti, proprio personale. Inoltre non sempre sono ben delimitate le competenze e si creano conflitti fra gli enti sui ruoli assegnati.

Forse sarebbe il caso di riprendere una antica battaglia repubblicana cercando di ridurre sensibilmente il numero dei Comuni. In Emilia-Romagna la situazione è la seguente:

- la Regione è composta di 341 Comuni

- 170 dei quali - quindi più del 50% - sono Comuni con meno di 5000 abitanti

- 13 sono i Comuni con meno di 1000 abitanti

- 3 sono i Comuni con meno di 500 abitanti di cui uno con addirittura con solamente 144 abitanti

La gestione di unità governative così piccole significa innanzitutto dispersione di risorse in spese gestionali e burocratiche che potrebbero invece essere impiegate per migliorare la qualità dei servizi. Ognuno di questi Comuni, infatti, fa capo ad una propria struttura di governo territoriale ma la loro debolezza strutturale li porta alla costituzione di Unioni di Comuni o Associazioni di Comuni allo scopo di "unire le forze" per rispondere più incisivamente alle esigenze dei loro cittadini. La Regione Emilia-Romagna, consapevole della necessità di incentivare gestioni associate fra piccoli Comuni, prevede finanziamenti a favore delle Unioni o Associazioni di Comuni, delle Comunità montane e delle Fusioni calcolati in base al grado di armonizzazione e alla densità demografica che l'associazione di Comuni copre. Ciò al fine di sostenere forme di integrazione estese a moltissime attività di rilevante interesse pubblico locale come, ad esempio, i servizi amministrativi, di gestione del suolo, di Polizia municipale e di servizi in genere.

"Condivido in pieno" - ha dichiarato il Consigliere Regionale PRI Babini - "lo sforzo della Regione in direzione di una maggiore razionalizzazione delle risorse e di un potenziamento della qualità dei servizi ai cittadini, dal momento che unità territoriali come i piccoli Comuni riescono con difficoltà a rispondere ad esigenze che richiedono coordinazione come quello, ad esempio, della sicurezza, dei servizi sociali, degli asili. A nome dei Repubblicani vorrei però insistere sulla necessità di una semplificazione ancora più sostanziale per risparmiare sulle spese gestionali e di governo, mi riferisco in particolare alla necessità di favorire le Fusioni dei piccoli Comuni fino ad arrivare ad ottenere delle unità comunali di almeno 5000 abitanti. In questo modo i fondi che vengono utilizzati per le spese gestionali, elettorali, per gli stipendi di Sindaci, Assessori, Dirigenti e per la gestione delle competenze di Comunità montane e Unioni di Comuni potrebbero essere convertiti in maggiori servizi ai cittadini."

Luisa Babini

Consigliere regionale

Emilia Romagna del Pri