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Emergenza energetica: come superarla? Occorre costruire nuove centrali elettriche La recente mancanza di erogazione di energia elettrica ha dimostrato quanto l'Italia sia vulnerabile sul piano energetico rispetto agli altri paesi. Se ce ne fosse bisogno ha anche dimostrato come il nostro paese non possa governarsi solo con le battute del Presidente del Consiglio il quale, davanti alle telecamere internazionali aveva dichiarato trionfalmente all'indomani del black-out americano e canadese che in Italia un evento simile non si sarebbe mai verificato. Ma la situazione energetica è quella che è, non possiamo certo incolpare unicamente l'attuale Governo. Il problema dell'energia è sempre stato sottovalutato in Italia ed è diventato ingovernabile da quando gli Italiani - mal consigliati dai partiti che allora andavano per la maggiore - hanno deciso con un referendum di eliminare le centrali nucleari affidandosi per gli approvvigionamenti di energia elettrica quasi completamente alle nazioni confinanti. Ciò da un lato non ci assicura da eventuali incidenti prodotti dal nucleare dal momento che le centrali atomiche sono a ridosso dei nostri confini nazionali (sono infatti presenti in Francia, Svizzera e Slovenia) né dal black out che in Italia non dura, come in America, i 90 minuti derisi da Berlusconi, ma giornate intere. Inoltre, la dismissione delle centrali nucleari è costata ai contribuenti migliaia di miliardi delle vecchie lire. I Repubblicani furono contrari all'eliminazione delle centrali nucleari come ora sono contrari che la decisione della costruzione di nuove centrali nucleari tradizionali sia lasciata ai comuni, troppo soggetti agli umori egoistici e irresponsabili di quei cittadini che vogliono utilizzare l'energia elettrica come e quando loro aggrada, ma vogliono che la si produca solo lontano dalla loro città indipendente dalle necessarie garanzie offerte dalle tecnologie più avanzate. Le decisioni in materia energetica devono essere prese dall'autorità centrale valutate le situazioni locali in accordo con Regioni e Comuni, affinché sia garantita al massimo anche la sicurezza di tutti i cittadini .Maggioranza e opposizione, dunque, devono mettersi d'accordo affinché la Legge sul riordino energetico all'esame del Governo nazionale sia approvata nel miglior modo e nel minor tempo possibile. Ma l'emergenza energetica nazionale si riflette nelle realtà regionali. Per quanto riguarda la situazione dell'Emilia-Romagna, la nostra Regione a causa dell'alto tasso di industrializzazione ed urbanizzazione si caratterizza per la sempre crescente richiesta di energia elettrica, più 38% nell'ultimo decennio, contro il più 27% della media nazionale. Purtroppo però, come accade nel resto del paese, l'Emilia-Romagna riesce a produrre meno del 50% dell'energia richiesta, mentre per il restante 50% deve ricorrere alle importazioni dall'esterno. La Regione, inoltre al pari delle altre ha un basso tasso di sviluppo delle fonti di energia "pulite" come quella idroelettrica, eolica e fotovoltaica e un consistente sviluppo invece del settore termoelettrico. Inutile dire che, tenendo femo l'obbiettivo del rispetto ambientale e degli accordi di Kyoto sottoscritti, è necessario provvedere al più presto all'autosufficienza sul piano energetico dell'intero paese, e si deve dunque procedere al più presto alla costruzione di nuove centrali elettriche. Il caso del recente black out mostra tutta la nostra debolezza e dipendenza dai paesi esteri nell'importazione di energia. Un reale e consistente sviluppo economico ed industriale può essere avviato solo tramite una adeguata disponibilità di risorse energetiche. Il problema della scarsa disponibilità energetica non riguarda cioè solamente i consumi domestici dei singoli cittadini e la crescita delle loro esigenze di vita ma anche e soprattutto la produzione dei settori economici: chiudere gli occhi di fronte a questa realtà significa chiudere prospettive di sviluppo e fare arretrare la nostra società. Se si vuole investire nello sviluppo e nel futuro del paese si deve innanzitutto di provvedere alla sua autonomia energetica. Luisa Babini |