Il Paese dopo la strage in Iraq

Quando la realtà stravolge i luoghi comuni

di Francesco De Rinaldis Saponaro

Era il 12 Novembre, un giorno come ce se sono tanti, in Italia si consumava lo strascico dell'ennesima polemica, gli obbiettivi erano puntati su Romano Prodi, sul suo documento "Europeo": taluni gli intimavano di rinunciare all'incarico di Presidente della Commissione Europea, incompatibile se si vuol fare campagna elettorale per le Politiche del 2006; altri ironizzavano sul significato europeo di quel documento sostenendo di essere a conoscenza della preparazione di liste uniche guidate da Prodi in Finlandia e in Portogallo, infine non potevano mancare gli avvocati delle cause perse che sostenevano la bontà dell'iniziativa europea del Presidente della Commissione.

Qualcuno potrebbe chiedersi siamo su scherzi a parte?

Gli risponderebbero, no siamo in Italia e qui le cose funzionano così. Sono le 9 del mattino circa, quando il Presidente Casini comunica alla Camera dei Deputati che c'è stato un attentato al quartier generale italiano a Nassiriya e sospende la seduta.

Trascorrono alcune ore, si susseguono notizie drammatiche sul crescente numero di morti e feriti, italiani e civili iracheni. Sono le 18 quando si comunica il bilancio definitivo:19 morti, l'Italia è in lutto per la perdita dei propri valorosi ragazzi, partiti alla volta dell'Iraq con il compito di riportare in quel paese sicurezza, libertà e pace.

Sull'articolo di fondo del Corriere della Sera leggiamo: "oggi dopo la strage di Nassiriya, l'Italia è diversa. Il paese fazioso è diventato unito, solidale, commosso e fiero della propria identità nazionale".

Tutta l'Italia si e' fermata per dire addio, in migliaia restano in coda al Vittoriano fino all'alba per commemorare i caduti.

Qualcuno potrebbe chiedersi, siamo su scherzi a parte?

No, gli risponderei, siamo in Italia e' cosi' che sono fatti gli italiani.

Il momento è difficile, ma gli italiani tutti dimostrano di essere molto migliori di quanto possano apparire.