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Il contributo della Fgr per la battaglia contro il terrorismo/Necessario combattere le dittature e assicurare ai popoli sicurezza e benessere Occorre ripensare alla struttura dell'Onu Era il 1945. L'Europa fumava ancora mentre il Pacifico stava per assistere al proiettarsi dell'ombra atomica sulle sue limpide acque. Il 26 Giugno a San Francisco 51 Paesi firmavano lo Statuto delle Nazioni Unite, la forma più evoluta mai raggiunta di organizzazione internazionale. Ed il 24 ottobre lo Statuto venne ratificato dalla maggioranza dei firmatari, sancendo ufficialmente l'entrata in vigore dell'Organizzazione delle Nazioni Unite, che ha come fine primo il mantenimento della pace attraverso un ordine internazionale ispirato ai principi di sicurezza e giustizia tra i popoli. Tutti conoscono le circostanze in cui nacquero le Nazioni Unite e in quale scenario si trovarono poi ad operare. Finita la seconda guerra mondiale, si viveva in un clima di guerra fredda in cui i principali attori erano gli Stati, tutti consapevoli di ciò che dalle loro azioni poteva scaturire: erano note le condizioni per il mantenimento della pace ed erano visibili le parti in gioco nella scacchiera internazionale. Si parlava di mantenere le "condizioni permanenti della pace", il che voleva dire pacifiche relazioni tra Stati attraverso l'equilibrio dei due blocchi politici ed economici contrapposti al fine di non compromettere il precario stallo di "pace armata" in cui versavano le potenze nucleari in grado in pochi minuti di estinguere la specie dell'homo sapiens sapiens. Per cinquant'anni l'ONU, nonostante alcuni limiti, è apparso strumento idoneo ad affrontare le crisi internazionali. Dieci anni fa uno dei due blocchi è imploso, i muri sono caduti in Europa e l'ombra dell'arma atomica si è allontana. Alcuni hanno pensato che non ci saremmo più dovuti preoccupare della pace. Invece con il "crollo del muro" è caduta anche quella precaria sicurezza che il mantenimento dello status quo garantiva. Le condizioni per il mantenimento della pace sono semplicemente mutate, fino quasi a non essere più del tutto chiare. Guerre etniche, dittatori caduti lasciandosi alle spalle un pericoloso vuoto di potere, altri ancora saldamente al comando del loro Stato, l'inasprirsi dei rapporti tra Israele e i palestinesi, il pericolo delle armi di distruzione di massa, Bin Laden e la cieca ferocia del terrorismo internazionale, le "guerre per la pace e la sicurezza" degli Stati Uniti e degli Alleati che hanno diviso il mondo occidentale: come bisogna agire in questo quadro per mantenere e garantire la pace? Di una cosa si può essere sicuri: perseguire la pace e la sicurezza oggi vuol dire creare una società dove ogni singolo individuo possa sviluppare appieno la propria personalità, dove siano riconosciuti e garantiti i diritti inviolabili dell'uomo. È questo l'obiettivo che deve avere una moderna organizzazione internazionale. Non solo far sì che si mantengano buone relazioni tra Stati per scongiurare una guerra, ma anche separare nettamente i Paesi in cui i diritti civili e politici sono riconosciuti da quelli in cui esistono ancora tremende dittature. Spesso si sente dire, da falsi profeti, che la globalizzazione determina uno stato di cose per cui il Nord del mondo tende ad essere sempre più ricco mentre il Sud tende ad essere sempre più povero e che è tale effetto di polarizzazione a causare l'instabilità internazionale. Purtroppo è vero che la fame, l'analfabetismo, la disperazione sono causa di instabilità; non è vero però che il sistema capitalistico sia la causa dell'aumento di povertà. Dove non vi è libertà non ci può essere progresso economico e sociale. E senza la libertà economica non vi può essere nemmeno libertà politica. Come ha scritto von Mises: "non appena la libertà economica che l'economia di mercato concede ai suoi membri è rimossa, tutte le libertà politiche e le carte dei diritti diventano inganno". Oggi una rinnovata azione dell'ONU dovrebbe favorire i sistemi democratici ad economia di mercato contro le dittature e le tirannie, indirizzandosi così verso la creazione dei presupposti per il benessere, la sicurezza, la libertà e la dignità dell'uomo. Nell'affermare questi principi fondamentali vanno superati non solo la composizione e il diritto di veto all'interno del Consiglio di sicurezza ma anche la barriera in base alla quale non si può intervenire in questioni che appartengono alla competenza interna di uno Stato. Non basta più "conseguire la cooperazione internazionale…nel promuovere ed incoraggiare il rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali per tutti", come recita il terzo comma dell'articolo 1 dello Statuto delle Nazioni Unite. Questi fini devono oggi uscire dalla marginalità e costituire il nodo fondamentale da sciogliere per sollevare dalla miseria milioni di esseri umani e quindi mantenere la pace e la sicurezza internazionale. Purtroppo l'ONU si trova ormai ingessato, incapace di proporre una linea d'azione coerente ed efficace. Non è più in grado di autoadattarsi alle nuove realtà storiche e ai nuovi interessi politici ed i suoi operatori agiscono con sempre maggior impaccio, difficoltà e pericolo. Inoltre, ne fanno parte troppi Stati in cui i diritti fondamentali vengono quotidianamente calpestati e troppe risorse sono spese senza alcuna concreta efficacia. Occorre agire subito per dare nuova legittimazione ad un'azione internazionale che contrasti le quotidiane minacce alla sicurezza provenienti da Stati come la Corea del Nord, per non parlare dell'Iran o dell'Arabia Saudita. Respiriamo dall'11 settembre 2001 un'atmosfera di terrore crescente. La guerra all'Afganistan e all'Iraq, il difficilissimo dopoguerra e le spaccature nel mondo occidentale, i continui e brutali attentati in quel Paese e in queste ultime settimane in Turchia, dimostrano tutta l'inefficienza e l'assoluta inadeguatezza di un'organizzazione vecchia di cinquant'anni, sorta in conseguenza di logiche ed equilibri che appartengono ormai alla storia. A questo punto serve una nuova San Francisco che riorganizzi la struttura ed indirizzi l'azione delle Nazioni Unite, facendo apertamente i conti con i nuovi scenari geopolitici e i suoi attori (sistemi e organismi democratici, sistemi chiusi preda di regimi dittatoriali, pericolosi gruppi integralisti che dalla dittatura e dalla miseria ricevono quotidianamente nuova linfa vitale). Giovanni Postorino-Fgr |