Dappertutto le istanze femminili sono segnate da obiettivi comuni: dal rispetto della persona alla rappresentanza/Un appello agli amici e alle amiche affinché rendano note con ricerche e articoli le storie delle donne che hanno contribuito al progetto repubblicano

Anna Maria Mozzoni, mazziniana e prima autentica femminista d'Europa

L'8 marzo non è una data scelta a caso; è la data, più o meno precisa, per quanto è dato documentare, nella quale persero la vita 129 donne in un incendio sviluppatosi a Chicago in una fabbrica nella quale tutte le operaie erano state costrette ad una sorta di prigionia.

E' significativo riflettere sul fatto che una data indicata dalle donne dell'Internazionale Socialista nel loro Congresso del 1910 non sia stata mai strumentalizzata da alcuna parte politica ma presa a riferimento da tutte le donne del mondo, nel cammino della loro comune lotta per i diritti civili.

Ciò è dovuto al fatto che, nonostante i distinguo ed i diversi tempi e modi della battaglia sociale e politica, in ogni parte del mondo le istanze femminili sono segnate da un comune percorso che vede obiettivi condivisi; istruzione, rispetto della persona, rispetto della salute e in particolare modo della salute riproduttiva, rafforzamento della presenza e della rappresentanza, significanza e visibilità, sono "parole d'ordine" condivise che percorrono trasversalmente la politica e le reti delle donne.

Il nostro Paese ha visto donne impegnate nella emancipazione e nella crescita civile e sociale, donne di ogni parte politica , spesso sconosciute al grande pubblico; oggi vorrei cogliere l'occasione, dalle colonne del nostro giornale, per lanciare un appello a tutti gli amici e le amiche affinchè rendano note, con ricerche, articoli e notizie, le storie delle donne che nel territorio, ieri e oggi, hanno dato e danno un importante contributo alla realizzazione del progetto laico repubblicano, dalle origini mazziniane ai giorni nostri.

E inizierò io, oggi, raccontandovi di una donna eccezionale, che forse non tutti conoscono, ma che fa parte, a pieno titolo quanto tanti uomini, del nostro passato specifico ma soprattutto del patrimonio femminile ed emancipazionista del nostro Paese: Anna Maria Mozzoni.

Nata a Rescaldina , in provincia di Milano, il 5 maggio del 1837, Anna Maria fin da giovanissima repubblicana e mazziniana, dà vita ad una grande azione per il riscatto e l'emancipazione delle donne italiane, ancora oppresse da un clima di asservimento ed esclusione da qualsiasi elementare diritto.

Ella scrive, a soli 27 anni, la sua opera più importante. "La donna e i suoi rapporti sociali", pubblicando diversi anni prima del molto più famoso John Stuart Mill, a torto indicato come il primo "femminista" europeo,(anche a scapito del democratico emancipazionista italiano, il deputato Salvatore Morelli) un appassionato appello alla coscienza degli uomini politici italiani, in favore di una società più giusta.

Il suo rapporto con Giuseppe Mazzini fu di grande stima e ammirazione, ma fu anche contraddistinto dalle continue e pressanti richieste della Mozzoni per una più incisiva opera di Mazzini a favore delle donne. Egli infatti aveva più volte espresso la sua condivisione del problema .." Esamineremo, attentamente e cautamente, come esige l'incertezza in cui siamo finora la condizione sempre negletta della donna…(1840 ­ Appello agli Italiani)" ma la priorità era l'unità' d'Italia:…" Prima la Repubblica subito dopo viene per noi la questione della donna (da "Unità italiana" del 3 febbraio 1864).

Le donne italiane sostennero la tesi di Mazzini secondo la quale la Repubblica sarebbe stata amica delle donne, e diedero un grande contributo alla realizzazione del progetto unitario ma Anna Maria Mozzoni, più pragmatica, teme il rischio di una vuota retorica che rinvii tutti gli impegni ad un futuro incerto.

Ella quindi nel 1864 indica espressamente e senza possibilità di equivoci, le priorità che ritiene ineludibili per la dignità femminile e che racchiude in diciotto richieste essenziali tra cui :

l'istruzione, con una completa riforma del sistema educativo;

la parità con gli altri cittadini al raggiungimento della maggiore età,

i diritti elettorali,

il diritto ad acquistare la cittadinanza anche senza matrimonio,

l'equilibrio tra i coniugi con la soppressione dei rapporti di ubbidienza e protezione;

un uguale trattamento dell'adulterio e del concubinato;

la separazione dei beni tra i coniugi;

l'esplicito mandato della moglie affinchè il marito possa rappresentarla in un atto legale

la possibilità per una moglie di non seguire il marito, previa consultazione di un consiglio di famiglia composto da entrambi i sessi;

il consenso della moglie perché il marito possa effettuare operazioni sulle proprie sostanze;

il diritto ad esercitare tutela anche per la madre;

la possibilità di produrre prove legali nella ricerca della paternità;

una legge severa sulla seduzione per proteggere le donne fino ai 25 anni;

uguaglianza di diritti per tutori e tutrici.

Non si tratta, ritengo, di un mero elenco di richieste bensì della prova di quanto il pensiero e l'azione mazziniana e repubblicana abbiano da sempre segnato il progresso, la coscienza e la lungimiranza al servizio del Paese; pensiero e azione dei quali dobbiamo essere consapevoli ed orgogliosi, come partito e come cittadine e cittadini.

Anche Anna Maria Mozzoni, come spesso accade nei documenti di rivendicazione femminile, dichiarerà le sue richieste non esaustive delle necessità( specie per quanto relativo alla sola possibilità di voto ma non di candidatura), ma limitate alla reale possibilità di accettazione, visto il contesto di riferimento, che esprimeva evidenti incapacità e contraddizioni: per la Mozzoni infatti era sotto gli occhi di tutti come …."questa creatura che si vuol fragile come una piuma di cigno, diviene d'un tratto d'una potenza erculea per affaticar tutto il giorno come l'uomo, e meno di lui retribuirsi..". Eccezionale Anna Maria Mozzoni; non solo rivendicava due secoli fa il diritto delle donne al lavoro, ma anche ad una pari retribuzione, per la quale siamo ancora in cammino, visto il risultato delle recenti inchieste che denunciano nonostante i diritti formali, una differenza retributiva, a parità di mansioni svolte, vicina al 27% a scapito delle donne.

E ancora in tema di lavoro, la Mozzoni sollevò il problema delle molestie sessuali sui luoghi di lavoro e il diritto delle donne ad associarsi per difendere i propri diritti.

La Mozzoni aderirà nel 1867 alla prima iniziativa legislativa del deputato Salvatore Morelli ed entrerà nel Comitato femminile di ispirazione mazziniana e garibaldina, formatosi a Napoli per opera delle sorelle Caracciolo.

Nel 1870 si occuperà della traduzione del libro di J.Stuart Mill "La servitù delle donne", nel 1877 insieme a Giuseppe Nathan parteciperà al Congresso di Ginevra e, nominata componente della Commissione giuridica, si occuperà della richiesta di abolire le norme sulla prostituzione allora in vigore nei Paesi europei.

Nel 1871 sull'ultimo giornale diretto da Mazzini in Italia "La Roma del Popolo", la Mozzoni insiste sul definire le questioni femminili assolutamente integrate nelle più ampie battaglie sociali e l'11 febbraio del 1881, nel suo intervento all'Assemblea della Democrazia tenuta dalla Lega promotrice degli interessi femminili, da lei fondata, critica il concetto di "diritti del cittadino" che ella rivendica quali "diritti umani", inclusivi e non selettivi, concetto ancora oggi ripreso anche in sede di sollecitazione alla Convenzione europea dalle donne di tutta l'Europa per un uso più appropriato e meno sessista della lingua e del linguaggio, problema sul quale anche Luisa La Malfa ha espresso più volte la sua opinione, che ritroviamo nel lavoro della Commissione Nazionale Pari Opportunità degli anni ‘80/'90.

Ad Anna Maria Mozzoni, donna eccezionale che per tutta la vita si dedicò con passione allo sviluppo sociale e politico del nostro Paese attraverso la difesa dei diritti essenziali delle donne italiane, e che purtroppo non vide coronati in vita da successo i suoi sforzi, e nonostante la sua successiva adesione ad altri gruppi politici, da cui comunque si ritirò delusa, io proporrò agli amici ed alle amiche della sezione di cui sono Segretario, di intitolare la nostra sezione, e chiedo da queste colonne a tutti gli amici e le amiche nel Paese, di intitolare sezioni locali alle donne che hanno dato il loro contributo alla vita ed alla attività del PRI nella realtà locale e a livello nazionale, nonché di richiedere, ai Comuni di appartenenza, l'intitolazione di strade o scuole.

Per l'8 marzo del 2004 lo scenario è ovviamente molto diverso, ma proprio in virtù delle nuove ed emergenti necessità, vorrei concentrare la vostra attenzione su tre elementi che ritengo prioritari nella direzione di una democrazia davvero compiuta;

il primo si riferisce al riequilibrio della rappresentanza dei due generi nelle assemblee elettive e su questo credo che la mia posizione sia nota in merito alla necessità che i partiti, tutti, e quindi anche il nostro, rivedano le modalità di democrazia interna e la opportunità di favorire la presenza e la rappresentanza femminile nelle competizioni elettorali e negli organismi direttivi del partito, nel nostro caso nel Consiglio Nazionale e nella Direzione Nazionale, per favorire una ricaduta positiva su tutti gli organismi locali, affinchè anche l'agenda politica del Paese sia il riflesso di istanze dettate da una classe dirigente espressione reale della società nella sua composizione e nella sua espressione più partecipata;

il secondo punto si riferisce alle problematiche della conciliazione tra vita professionale e vita familiare, dalla cui soluzione dipendono il rispetto degli obiettivi di Lisbona in tema di occupazione femminile (raggiungimento di una percentuale di occupazione femminile del 60% entro il 2010, dalla quale ci separa un gap del 20%, essendo l'Italia ad un 40% scarso e dovendo realizzare pertanto circa 4.000.000 di posti di lavoro indirizzati alla occupazione femminile), il rilancio della economia nazionale in termini sia di reddito sia di consumi e soprattutto l'aumento di una natalità che nel nostro Paese sta toccando livelli tra i più bassi d'Europa;

terzo, ma non ultimo, l'ipotesi di una campagna di sensibilizzazione sulla condivisione delle responsabilità familiari e del lavoro di cura nei confronti di bambini, anziani e disabili, troppo ancora assicurato dalla assunzione di responsabilità delle donne, sia nell'ambito della propria famiglia che di quella d'origine in assenza di sufficienti servizi e politiche a favore delle famiglie, anche quelle non regolate dal matrimonio, che sappiamo essere una grande e diffusa realtà nel nostro Paese, una realtà che non è possibile escludere in un paese democratico.

Soprattutto il sistema della conciliazione si deve intendere oggi come un ecosistema complesso ed articolato, nel quale la definizione di nuove politiche deve ritenersi strategica per la qualità della vita non solo delle donne ma anche degli uomini, dei bambini, degli anziani: in tal senso l'occasione prossima delle elezioni europee, vista l'attenzione dell'Europa su questo tema, dovrà essere una occasione per aggiornare con proposte e suggerimenti, la nostra posizione ed il nostro programma elettorale.Non tralascio ovviamente di dichiarare il mio totale appoggio, e credo di parlare a nome di tutto il PRI, alle iniziative poste in essere in questi giorni a sostegno delle donne vittime di violenza in tutto il mondo, ricordando che troppo spesso tale violenza è inflitta tra le mura domestiche e proviene da persone legate da rapporti di amicizia e parentela con le vittime, e per questo molto più difficile da denunciare e sconfiggere.

Vorrei concludere con alcuni ringraziamenti tutt'altro che formali, poiché credo sia importante sottolineare e segnalare momenti importanti della vita del nostro Partito quando sono precisate posizioni chiare in merito alle politiche di genere e nella realizzazione di percorsi di democrazia: il primo, in ordine di tempo, al Presidente Giorgio La Malfa per il suo contributo alla realizzazione della modifica dell'art. 51 della Costituzione Italiana, con un intervento alla Camera dei Deputati del quale ripropongo uno stralcio .." esprimo quindi un appoggio pieno al provvedimento….con l'auspicio che la formulazione della norma……..consenta di approvare provvedimenti legislativi appositi, come recita il testo, che possono consentire la realizzazione di una condizione di uguaglianza nella rappresentanza.."), il secondo al Segretario Nazionale Francesco Nucara per l'adesione formale e sostanziale del PRI alla proposta di legge di iniziativa popolare per la presenza paritaria di uomini e donne nelle competizioni elettorali, che ha raccolto decine di migliaia di firme in tutta Italia, e il terzo al Senatore Antonio Del Pennino per la sua instancabile opera tesa al miglioramento della legge sulla fecondazione assistita per la quale la mobilitazione è ancora in atto e a cui siamo a fianco con convinzione, nell'opera di revisione della brutta legge approvata.

Un ringraziamento particolare all'amica Luisa Babini per il suo impegno nella riforma dello Statuto della Regione Emilia Romagna, per il quale è stato approvato in Commissione il principio di pari opportunità nella legge elettorale, alle amiche della provincia di Messina che hanno in questi giorni formalizzato la ripresa dell'attività del MFR, e sono pronte per la prossima sfida elettorale, all'amica Pina Arena che a Catania sta rilanciando l'attività del PRI nelle Pari Opportunità e a tutte le amiche che stanno preparandosi alla campagna elettorale locale ed europea, che ci attende nei prossimi mesi.

Il mio augurio e' di potere presto incontrarle tutte in una grande Conferenza Programmatica per dibattere, insieme a tutti gli amici repubblicani, le nostre proposte per il futuro dell'Italia e dell'Europa che le donne auspicano, nell'interesse di tutti.

Loredana Pesoli Direzione Nazionale PRI

Note: le notizie sulla attività di A.M. Mozzoni sono tratte dal libro di Emila Sarogni "La donna italiana: il lungo cammino verso i diritti 1861-1994".
Si ringrazia l'autrice