Pubblichiamo il documento della Direzione provinciale e Comunale di Ravenna sulla situazione internazionale e la crisi in Iraq

I Repubblicani di Ravenna ritengono che la lotta globale al terrorismo rappresenti la priorità assoluta per tutta la comunità internazionale anche al fine di prevenire la saldatura tra il progressivo affermarsi nel Medio-Oriente, specie nei paesi arabi, del fondamentalismo islamico col potenziale ricatto petrolifero, saldatura che minerebbe le basi dell'equilibrio internazionale, rischierebbe la realizzazione di un aperto conflitto tra mondo arabo e mondo occidentale e creerebbe ulteriori seri pericoli per la pace nel mondo.

In questa direzione, il disarmo totale e non equivoco del regime dittatoriale di Saddam Hussein rappresenta un imprescindibile e primario obiettivo da perseguire anche con il ricorso all'uso della forza a difesa di una ordinata convivenza internazionale.

L'iniziativa assunta dagli Stati Uniti d'America, basandosi su questi presupposti ed obiettivi, appare dunque fondata.

I Repubblicani di Ravenna ritengono, altresì, alla luce delle considerazioni fin qui svolte, che la vastità, la serietà e la complessità dei temi posti dall'iniziativa americana debbano comportare l'affermarsi di una vasta solidarietà internazionale e debbano essere perseguiti salvaguardando l'unità e la coesione dell'Europa e della NATO.

I Repubblicani di Ravenna, a questo proposito, riconfermano che occorre rideterminare, in un mondo che, nei suoi equilibri, è profondamente mutato, ma che non ha ancora trovato un nuovo ordine né politico né sociale, una nuova dottrina del ruolo e delle responsabilità dell'occidente, come luogo portatore di valori di civiltà positivi, nel quale si è definitivamente affermata la democrazia di stampo liberale, dove i diritti civili, politici ed umani sono saldamente divenuti patrimonio inalienabile delle società che lo compongono.

L'occidente deve essere oggi posto in grado, più che mai, di difendere questi positivi elementi.

L'Europa deve darsi finalmente un governo politico continentale e deve assumere, come dato ineliminabile della propria azione, specie nella politica estera e di difesa, il rapporto di salda cooperazione e condivisione con gli Stati Uniti d'America.

La rideterminazione di una nuova dottrina del ruolo e delle responsabilità dell'occidente comprende anche la definizione dei concetti e dell'operatività di "guerra preventiva","diritto di ingerenza" e "ricostruzione democratica delle nazioni (nation building)" ed una conseguente riforma complessiva del diritto internazionale e, dunque, del ruolo dell'ONU.

Per raggiungere questi obiettivi, il presupposto necessario, dunque, è costituito da una forte compattezza e coesione occidentale, compattezza e coesione, cioè, tra Europa e Stati Uniti e all'interno dell'Europa.

Occorre, dunque, che, da un lato, si acceleri il processo di integrazione ed unificazione europea, che preveda una sola politica estera ed una sola politica di difesa e, dall'altro lato, preveda che a fronte di una possibile o eventuale crisi irreversibile dell'ONU, vi sia almeno una strategia comune della NATO.

Per queste ragioni, i Repubblicani di Ravenna guardano con preoccupazione, senza per questo rinunciare al sentimento di amicizia e di gratitudine nei confronti degli USA, alla possibilità di un intervento militare sostanzialmente unilaterale americano, che non corrisponderebbe a nessuna delle condizioni e dei presupposti fin qui indicati, realizzandosi in un contesto di divisione dell'Europa e della NATO e comportando la definitiva delegittimazione dell'ONU, senza sostituire ad esso un nuovo ordine internazionale o una nuova sede di mediazione delle controversie internazionali.

Resta fermo, in ogni caso, per i Repubblicani di Ravenna, che, anche in caso di iniziativa unilaterale, il nostro Paese dovrebbe dare comunque corso agli accordi che consentono l'uso del territorio e delle infrastrutture viarie e logistiche nazionali.

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La pace è una aspirazione profonda di molte coscienze e molti popoli e lo è anche dei Repubblicani.

Non esiste, tuttavia, l'aspirazione alla pace nel mondo disgiunta dalla creazione di un ordine internazionale che garantisca a tutti i diritti fondamentali sia civili che politici che umani.

Non esiste, soprattutto, un'aspirazione alla pace che non sia in grado di ricercare ed individuare le responsabilità e le finalità ­ nell'attuale momento storico ­ del terrorismo internazionale, di quanti (nazioni od organizzazioni) lo giustificano, lo coprono o ne sfruttano i risultati e, conseguentemente, non può esistere una pace duratura se l'affermazione, come metodo di lotta politica internazionale, del terrorismo non viene prevenuta ed eliminata radicalmente.

"La pace non è qualcosa che ci si limita a vivere passivamente, come rifiuto dei conflitti armati. Non basta desiderarla per averla, perché questa pace è complice del sopruso."

Nessuna di queste consapevolezze necessarie è presente nelle parole d'ordine di quanti stanno organizzando, nel nostro Paese e non solo, il movimento c.d. pacifista, che, ancora una volta, in seguito a questa sua ambiguità, viene egemonizzato dalle correnti di pensiero anti-occidentale ed anti-americano e che, inevitabilmente, su questa strada, parifica tutto (Bush e Saddam Hussein; Iraq e Israele).

Per queste ragioni le bandiere repubblicane non potranno affiancarsi a quelle del movimento pacifista.