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Il Pri e le prossime consultazioni amministrative in Emilia Romagna Il Consigliere nazionale Marcello Rivizzigno ci ha fatto pervenire a nome della componente regionale di maggioranza il seguente documento sulle prossime elezioni amministrative. Che le elezioni siano state, da sempre, un banco di prova della politica è inconfutabile, che poi i partiti abbiano stravolto, a proprio favore, anche le piu’ assolute verità è altrettanto incontrovertibile ottenendo il risultato, speso voluto, che alla fine il cittadino non riesce a capire chi a vinto o chi ha perso. Tutto questo si è puntualmente verificato con le ultime elezioni amministrative e certamente neanche il secondo turno potrà darci una risposta più chiara. Al di là delle valutazioni che i partiti possono dare dei risultati di queste ultime elezioni amministrative, esistono dei segnali di tendenza che non possono essere confutati, se non per miopia politica. Il primo segnale è il riflesso negativo che, purtroppo, si è venuto a creare nei riguardi dei partiti più "interventisti" rispetto alla guerra del Golfo, premiando, al contrario quelli piu’ cauti, un esempio nella maggioranza il CCD.,ma ancor piu’ quelli contrari, vedi minoranze. Ma, per fortuna di tutti non c’è una guerra alle porte di ogni consultazione elettorale. Il ricompattamento della sinistra per le elezioni amministrative che ha visto insieme Rifondazione, Verdi, Comunisti Italiani, D.S., Margherita, ha dato sicuramente un buon impulso alle proprie liste. Quello che immediatamente viene da chiedersi è se questo dato possa essere trasferito tout court dalle amministrative alle politiche. In queste ultime la partecipazione di Rifondazione comunista, non scontata neppure per volontà di quest’ultimo partito, assume un significato di tale caratura e peso politico di sbilanciamento della coalizione a sinistra da poter essere ferocemente osteggiato dai fedelissimi alleati dei D.S., Margherita per prima, lasciando la coalizione senza un apporto che si è dimostrato, se non determinante, di grande importanza. Vi è un terzo aspetto politicamente non trascurabile. Sia nel centro-destra (vedi POLO) come nel centro-sinistra (vedi ULIVO) i partiti che più sono stati vicini al partito di maggioranza, A.N. da una parte e Margherita dall’altra, rispetto a Forza Italia e ai D.S. hanno avuto risultati peggiori di chi, come la Lega, ha saputo trovare una forma di distinzione all’interno della propria coalizione. Mi è fatto obbligo rilevare un non buon risultato di Forza Italia. E’ bene che ciò sia avvenuto ancorché sia bene che sia avvenuto in una consultazione amministrativa. L’esperienza deve far capire a chi commette peccati di presunzione, in questo caso Forza Italia, sull’onda di ripetuti successi elettorali, quali siano i rischi che si corrono per troppa sufficienza nei riguardi degli avversari. In politica non esiste che un avversario sia definitivamente "morto", esistono solo feriti gravi ma che possono guarire quando meno l’aspetti o per fatti contingenti favorevoli o per una buona intuizione o per una indovinata campagna elettorale Venendo ad una valutazione del risultato elettorale del P.R.I., se pure per ben conosciuti motivi di difficile lettura, è nel suo complesso molto soddisfacente, in particolare in Sicilia. Purtroppo così non si può dire per Massa Carrara. Ma veniamo ora a livello locale. Qui si confrontano due diverse anime del partito, quella che fa capo alla Maggioranza Nazionale e quella che fa capo alla maggioranza regionale. Quest’ultima à molte sfaccettature, si differenzia nelle posizioni del Segretario regionale, in quelle degli amici di Ravenna, degli amici di Forlì ed in particolare degli amici di Cesena. Tutti, comunque, sono d’accordo e si ricompattano su di una richiesta, il simbolo per poter fare accordi locali e regionali con la sinistra. Ufficialmente contrappongono o contrabbandano, in un sistema bipolare, la possibilità di "percorrere la terza via che traguardi, a 360°, tutto lo scenario politico". Nei fatti organizzano "Convention" per ribadire la pregiudiziale verso il centro-destra reo di volere la Regione Romagna dimenticando, comunque, che la stessa troverebbe terreno molto fertile nella nostra base Non è così? Perché non facciamo un serio referendum per toglierci ogni dubbio? Quando si pongono pregiudiziali prioritarie si ottiene, comunque, il risultato forse voluto di escludere la possibilità di accordi con una parte con il chiaro risultato di diminuire la propria visuale a soli 180°, in pratica alla sola sinistra. Noi riteniamo che la maggioranza regionale abbia, fin da ora, stipulato in via prioritaria, accordi con la sinistra per raggiungere l’ambito risultato di giunte comuni in tutto il territorio Regionale. Esiste, pur sempre, un problema non di poco conto, quello del simbolo che potrebbe risultare il vero ostacolo insormontabile per raggiungere l’obbiettivo prefissato. La maggioranza regionale rivendica il simbolo in tutte le realtà sulla base di una presunta autonomia derivante dall’aver vinto il proprio Congresso su di una posizione autonoma di terza via fasulla in quanto sempre rivolta a riconfermare gli accordi con i governi locali di sinistra con uno strabismo anche troppo evidente ed inguaribile, dimenticando, comunque di aver perso il Congresso Nazionale. Non vale più, come è sempre valso anche statutariamente, in questo ed in tutti i partiti, che il livello nazionale ha assoluto potere decisionale sulle scelte di carattere politico su tutto il territorio nazionale, mentre ogni iscritto può esprimere il proprio dissenso ai livelli periferici per potere, con la forza di una periferia maggioritaria, attrezzarsi a vincere il successivo congresso nazionale per diventare così maggioranza ed avere la prerogativa delle decisioni? Questa è sempre stata la democraticità della politica. Come si può pensare di ottenere il simbolo là dove esiste una consistente rappresentanza della maggioranza nazionale (vedi territorio Forlivese). Ritengo che il Segretario bnazionale non potrà mai deludere i sostenitori della linea nazionale del Partito e concederà il simbolo nella certezza di una garanzia, quella che noi, eventualmente insieme agli amici della minoranza, se vorranno, possiamo assicurare negli incontri politici per la formazione delle liste locali sia a Lui che alla Direzione Nazionale. Avuto il simbolo, ma solo allora, inizieremo consultazioni con i partiti del centro-destra nel rispetto della posizione politica scaturita dal Congresso di Bari e riconfermata nel Congresso di Fiuggi, per mettere a punto un programma con contenuti qualificanti e confacenti con la linea del Partito, valori non rinunciabili, così come deve essere, dai partiti con i quali inizieremo consultazioni, riconosciuto, senza subalternità, il ruolo che ci spetta e ci contraddistingue per storia e capacità amministrativa, sia a livello nazionale che in quello Locale. Nel caso tutto quanto avvenga non ci saranno dubbi con chi allearci, in caso contrario, non dovremo e non potremo avere tentennamenti, sarà conseguente optare, con immediatezza, per una posizione di assoluta autonomia. Questo comporta, come conseguenza, la presentazione di liste autonome escludendo, a priori e con estrema chiarezza, eventuali apparentamenti con chicchessia in un secondo possibile turno. Dobbiamo riconquistare la fiducia dell’elettorato con un messaggio di grande chiarezza, senza tentennamenti. Il risultato degli ultimi Congressi Nazionali ci obbliga a perseguire una sola strada quella della conferma delle alleanze nazionali o nel caso di evidente impossibilità, senza indugi, quella dell’autonomia. In questo caso sarà ancora piu’ facile per la minoranza nazionale del Partito dimostrare la propria volontà di equidistanza e subalternità dalla sinistra. Saremo i primi ad esprimere la nostra completa felicità e collaborazione per una concreta ricompattazione del partito locale Per la componente regionale di maggioranza nazionale Marcello Luciano Rivizzigno Consigliere nazionale Forlì 04.06.2003 |