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Perché il Pri vota NO al Referendum per l’abolizione della Servitù Coattiva di Elettrodotto La Legge sui campi elettromagnetici (L.36/2001) ha posto principi fondamentali in tema di tutela della salute e dell’ambiente in relazione alle esposizioni ai campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici. Facendo proprio il principio di precauzione sancito dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha introdotto, nelle sue disposizioni, oltre al limite di esposizione (limite sanitario) le definizioni di valore di attenzione e obiettivi di qualità con lo scopo di garantire una tutela della salute non solo riferita agli effetti acuti ma anche per le esposizioni di lungo termine. La stessa legge assegna allo Stato, tra le altre, le funzioni relative alla determinazione dei citati valori e la determinazione dei parametri per la previsione delle fasce di rispetto degli elettrodotti all’interno delle quali non sarà consentita alcuna destinazione di edifici ad uso residenziale, scolastico, sanitario ovvero ad uso che comporti una permanenza non inferiore alle quattro ore. Recentemente sono stati approvati dal Consiglio dei Ministri i decreti applicativi della Legge 36/2001 (art.4, comma 2, lett.a) relativi agli impianti a bassa frequenza (50Hz elettrodotti) e impianti ad alta frequenza (antenne telefonini, radio-tv, srb). Con tali atti normativi il governo ha individuato limiti di esposizione, valori di attenzione e obiettivi di qualità di molto inferiori a quanto previsto negli ordinamenti giuridici dei paesi europei. La domanda posta dal referendum chiede se si ritiene debbano essere abrogati o mantenuti in vita gli articoli 119 del Testo Unico sulle acque e sugli impianti elettrici e 1056 del codice Civile che impongono ai proprietari l’obbligo di dare passaggio sui propri terreni alle condutture aeree e sotterrane di energia elettrica. Lo strumento del referendum è un istituto costituzionale di democrazia rappresentativa straordinariamente importante, espressione concreta di uno stato democratico che attribuisce ai cittadini/corpo elettorale il potere di manifestare direttamente la loro volontà anche in contrasto con le decisioni politiche dei governanti, tuttavia usato, a volte, in modo improprio svilendone i contenuti. Le disposizione per le quali si chiede l’abrogazione sono norme strumentali alla realizzazione di infrastrutture primarie che sono a beneficio della collettività, al pari delle servitù coattive previste per gli acquedotti e gli scarichi (Art.1033 c.c.) e la somministrazione di acqua (Art.1049 c.c.) Nel territorio nazionale, peraltro, non esistono "corridoi pubblici". Il referendum in parola trova le sue ragioni nel timore della popolazione in merito alle emissioni di onde elettromagnetiche. Timori, tuttavia, ingiustificati a fronte proprio della vigente citata normativa che garantisce la tutela della salute dei cittadini imponendo limiti e valori più restrittivi rispetto a tutta l’Europa e che peraltro prevede nelle disposizioni dei decreti applicativi una apposita norma di verifica e aggiornamento di tali limiti alla luce di eventuali nuove conoscenze scientifiche. Corre l’obbligo, peraltro, di precisare che l’eventuale vittoria referendaria non offrirebbe nessuna garanzia di tutela maggiore della salute infatti il consenso al passaggio, oggi derivato da un obbligo di legge, sarebbe sostituito da un rapporto contrattuale risultato di valutazioni di mera opportunità economica soddisfatta la quale la servitù potrebbe essere costituita. Il PRI invita pertanto i propri iscritti e i cittadini a votare NO |