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"Il nuovo Statuto regionale e il ruolo delle assemblee" di Luisa Babini* La fase che le Regioni stanno vivendo è una fase costituente e dunque gli statuti che le Regioni stanno scrivendo hanno una forte componente di novità. A seguito delle modifiche introdotte al Titolo V della Costituzione, le Regioni sono chiamate ad assumersi nuove e diverse responsabilità rispetto al passato. Le Regioni devono affrontare questa fase vincendo la sfida che si trovano di fronte. Vi sono problemi ormai divenuti impellenti. L'elezione diretta di Sindaci e Presidenti, ma non solo, anche la normativa introdotta in seguito, hanno svuotato di ruolo le Assemblee elettive. Il primo e più importante problema, dunque, è quello di riportare il ruolo delle Assemblee in primo piano. Come farlo: affidando alle Assemblee la determinazione dell'orientamento politico sottoponendo al dibattito ed ad un voto il documento programmatico proposto dal Presidente il cui contenuto deve essere la base per l'azione di governo. Non vi è dubbio che questo passaggio, che potrebbe apparire formale, assegna all'Assemblea un grande ruolo: in questo modo il programma diviene il programma dell'intera maggioranza, la quale dovrà ogni anno valutarne la realizzazione sottoponendola ad un giudizio. Le Assemblee inoltre dovrebbero vedere rafforzato il ruolo di programmazione e di controllo sull'attività della Giunta e dell'Amministrazione Regionale. Regolamenti ed atti programmatici dovrebbero quindi tornare ad essere atti di Consiglio togliendo ruolo all'esecutivo attraverso un riequilibro tra potere esecutivo e legislativo che restituisce potere all'Assemblea. L'iter legislativo e amministrativo dovrebbe essere gestito dal Consiglio e non dalla Giunta; appena viene depositato un disegno di Legge od una proposta di Delibera, si dovrebbe cioè applicare la procedura parlamentare e affidare dunque all'Assemblea la procedura di consultazione e concertazione prima dell’approvazione. L'Assemblea dovrebbe in sostanza assumere un compito esclusivo di controllo sull'esecutivo e su tutti gli atti di programmazione, sull'attuazione delle leggi e sui loro effetti. La nomina degli Assessori deve avvenire tra i Consiglieri eletti e non esclusivamente fra esterni all'Assemblea per evitare che diventino dei meri collaboratori del Presidente sottoposti al suo giudizio e alla sua volontà. Non essendo Consiglieri infatti, se non rispettassero i dettami del Presidente potrebbero venire sostituiti: l'essere Consiglieri li pone dunque in una condizione di maggiore forza e consente di stemperare il Presidenzialismo. Infine vanno potenziate le funzioni tradizionali delle Assemblee vale a dire il loro compito di programmazione finanziaria della Regione; inoltre occorre riflettere sulla necessità di introdurre un vincolo che limiti l’elezione a soli due mandati. La Costituzione novellata ha reso permanente la Camera delle Autonomie che io ritengo essere di grande importanza. Non penso però che questa debba rappresentare la seconda Camera delle Regioni. A livello Regionale non dobbiamo introdurre un bicameralismo perfetto, ma tenere alto il livello di concertazione tra Regione e sistema delle autonomie per consolidare la coesione sociale che in Emilia-Romagna già oggi è fortemente consolidata. Sta diminuendo il livello partecipativo mettendo in crisi un aspetto della Democrazia rappresentativa e questo è divenuto un problema nazionale e urgente che va affrontato con grande sensibilità. L'elezione diretta dal Presidente va accompagnata con un sistema elettorale fortemente improntato ad un sistema proporzionale. Questo garantisce la rappresentanza dell'elettorato in modo più democratico. Occorre mettere a regime anche un sistema di consultazione-concertazione col mondo sindacale ed economico. Un altro nodo da sciogliere sono i meccanismi correttivi per le pari opportunità di accesso alle cariche istituzionali. I dati che abbiamo a disposizione sulla partecipazione delle donne nel mondo politico sono a questo proposito sconfortanti, il numero di donne nelle cariche istituzionali è andato via via diminuendo all'indomani dell'abolizione delle quote obbligatorie di presenza femminile che fissavano un tetto minimo. L'assenza della risorsa e del contributo femminile nel mondo decisionale è una questione per cui deve essere ancora fatto molto. Questo ultimo punto è un elemento da affrontare con sensibilità anche in un Partito come il PRI fortemente conservatore. Anche attraverso questo passa la qualità della Democrazia nel nostro paese. *Consigliere regionale del Pri dell’Emilia-Romagna 12/06/200 3 |