"No all’istituzione di nuove Province"

di Luisa Babini*

Da sempre il PRI ha espresso chiaramente la propria posizione nei confronti delle Province in un ottica di sempre maggiore efficienza degli enti pubblici e di razionalizzazione delle risorse impiegate per il loro funzionamento.

Una esigenza di razionalizzazione che ho rilanciato qualche tempo fa avanzando la proposta di premere maggiormente su una fusione fra i Comuni con meno di 1000 abitanti.

Il decurtamento di spese amministrative e gestionali dei piccoli Comuni, infatti, aiuterebbe in gran parte a risolvere il problema della loro sempre maggiore inadeguatezza rispetto alle esigenze della cittadinanza mettendo finalmente a disposizione somme maggiori da destinare ai servizi. Con la fusione dei piccoli Comuni verrebbero cioè in pratica eliminati degli Enti intermedi e il loro costoso apparato burocratico.

Il Governo Berlusconi sembra però per il momento andare nella direzione opposta, dal momento che sono state recentemente approvate una serie di misure a sostegno dei piccoli Comuni.

Queste misure serviranno solo a tamponare le carenze che i piccoli enti presentano sul fronte dei servizi pubblici essenziali quali istruzione, sanità, trasporti, poste, protezione ambientale e civile, ma non risolveranno le reali difficoltà strutturali dei Comuni che hanno risorse limitate e apparati amministrativi sempre più costosi da sostenere. Anche i costi dei servizi aumentano progressivamente, basta solo ricordare che la popolazione sta invecchiando sempre più e necessita di assistenza sempre maggiore.

Per una analogo spirito di snellimento e razionalizzazione economica dell’amministrazione pubblica, ho appreso con insoddisfazione la notizia risalente a qualche mese fa del via libera delle Camere all’istituzione tre nuove province.

Un via libera accordato trasversalmente sia dalla Destra che dalla Sinistra, segno evidentemente che anche quest’ultima non è estranea a tentativi di accaparrarsi le simpatie degli elettori di alcune zone assecondandone le spinte localistiche e autonomistiche: ma quanto ci costerà?

Con l’istituzione di nuove Province si va inesorabilmente verso un inutile raddoppiamento dei costi fissi con il rischio di una vera e propria paralisi finanziaria dei neonati organismi di amministrazione pubblica; una paralisi a cui le neo Province non possono fare fronte con la semplice acquisizione dalla Provincia a cui erano in precedenza aggregate della quota di risorse corrispondente al proprio peso.

Oltre al raddoppio delle assemblee elettive e della macchina amministrativa, infatti, la creazione di una nuova Provincia comporta la predisposizione di una nuova Prefettura, di una nuova Questura, un comando dei Carabinieri e dei Vigili del Fuoco con tutti gli uffici di competenza connessi. Così, immagino sarà lo Stato a dover sborsare i fondi per il sostentamento delle nuove Province e in un momento di crisi economica generalizzata e di difficoltà finanziaria del Governo ciò appare del tutto sconveniente ed inopportuno. Inopportuno anche che questo processo venga appoggiato da parte di una sinistra che voglia proporsi come una credibile alternativa alla destra.

Intanto sono però già 29 le città che hanno fatto richiesta di diventare Provincia e che aspettano il via libera dal Parlamento. inoltre, anche se la Legge prevede che la popolazione a cui le istituzioni provinciali debbano fare capo sia non inferiore ai 200.000 abitanti, oramai 14 hanno una popolazione inferiore a questo numero, creando un precedente che contrasta con le funzioni stesse della Provincia, le funzioni cioè di coordinamento su un’area vasta.

Anziché istituire nuove province sarebbe invece a mio parere il caso di premere sulla fusione dei piccoli Comuni, in modo da realizzare un raggruppamento territoriale consistente a cui corrisponda una disponibilità di risorse sufficiente a far fronte alle esigenze dei cittadini.

In Emilia-Romagna esiste un PdL che punta ad istituire ex-novo un Comprensorio imolese con grande autonomia da Bologna. Imola è già dotata di una AUSL del tutto indipendente da quella di Bologna, e il PdL che ho appena menzionato non vorrei fosse l’inizio di un percorso verso l’istituzione di una futura Provincia di Imola.

Fin da ora vorrei esprimere la mia contrarietà nei confronti di questo prospettiva che contrasta con gli obbiettivi di razionalizzazione della spesa amministrativa e di snellimento gestionale di cui i Repubblicani si fanno da sempre portavoci".

*Consigliere regionale Pri Emilia Romagna