|
La nota politica |
|
IX Febbraio: la grande memoria dei repubblicani Quest'anno la celebrazione dell'anniversario della Repubblica romana del 1848 coincide con la ripresa del dibattito sulle riforme istituzionali, necessarie ad ammodernare l'impianto costituzionale della Repubblica italiana. Il PRI ricorda e festeggia ogni anno con manifestazioni pubbliche e riunioni di partito la data del 9 febbraio. Una esperienza storica quella della Repubblica romana, nel corso della quale i triunviri Mazzini, Saffi e Armellini predisposero regole e norme che, negli anni successivi, sarebbero state un punto di riferimento ideale per i repubblicani impegnati all'Assemblea costituente. La Repubblica romana fu anche l'occasione per riscattare con Garibaldi l'onore militare degli italiani, dopo le sconfitte di Custoza e di Novara. Un grande storico del tempo, Trevelan, definì quell'esperienza "uno dei più grandi spettacoli del mondo". Uno spettacolo che fece dire a Enrico Cernuschi, uno dei protagonisti delle Cinque giornate di Milano in una lettera a Cattaneo. "L'anno scorso fu provato che le armi regie sono deboli, quest'anno che le repubbliche sono forti: .........Siamo noi, non gli albertisti, che cancelleranno queste parole di colore oscuro gli italiani non sanno combattere". L'esperienza della Repubblica romana dimostrò il contrario. In quell'occasione si rivelarono in pieno le doti di statista di Giuseppe Mazzini, che per il suo equilibrio e la sua moderazione, anche rispetto al sentimento religioso dei cattolici, indusse perfino Tocqueville, ministro degli esteri di Luigi Napoleone, l'affossatore della repubblica, a rivedere in chiave positiva il proprio giudizio sul governo repubblicano di Roma. Un giudizio che la stampa inglese - lo riporta Denis Mack Smith nella sua biografia di Mazzini - sintetizzò in questi termini: "Roma non era mai stata così ben governata come sotto la repubblica". Quel Governo, fondato sulle libertà (la stampa fu libera),sulla giustizia sociale, sulle autonomie locali, aperto alle grandi riforme, fu il governo che abolì la tortura e la pena di morte (subito restaurate con il ritorno del Papa), che trasformò i conventi in scuole e ospedali, che si distinse nel rigore del bilancio, e in soli pochissimi mesi seppe fare della repubblica la sola istituzione democratica in grado di saper conciliare l'interesse generale con i bisogni individuali. Una democrazia basata sulla libertà: "una pianta dalle molte radici" che parte dai Comuni per svilupparsi in organismi sempre più vasti: la Provincia, la Regione, lo Stato, la Federazione di Stati, il Governo mondiale. Valori permanenti ed ancora attuali per cui il PRI che di questi valori è ancora portatore rinnova ogni anno, in tutti i territori di quello che fu lo Stato pontificio, da Roma a Ravenna ad Ancona dove le sue radici sono ancora vive e profonde, il rito civile del 9 febbraio. Roma, 5 febbraio 2003 |