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Il Manifesto della Convention milanese/Inizia un percorso significativo per rilanciare culture e politiche trascurate in questi ultimi anni Valori liberali per l'Italia degli anni Duemila La modernità cammina verso la libertà. Bisogna avere fiducia nelle persone e nella capacità degli individui di esprimersi, produrre, conoscere, collaborare e crescere. Viviamo in un mondo caratterizzato dalla diffusione di opportunità e di conoscenze. La globalizzazione riduce i margini di manovra degli Stati nazionali; amplia, d'altro canto, gli spazi per le iniziative individuali e la cooperazione volontaria. Politiche corrette possono consentire all'Italia di inserirsi in questo circolo virtuoso, liberando le enormi energie, risorse e intelligenze del nostro paese. Scopo fondamentale di una concezione liberale della società è quello di restituire tempo e possibilità di scelta agli individui. L'ordinamento liberale è garante della libertà e parimenti attento alle esigenze di sicurezza e di integrazione delle minoranze nei valori occidentali. La concezione liberale del mondo non ha perso affatto la sua attualità, anzi è quanto mai capace di dare risposte alle sfide della modernità e del cambiamento. Ordinamento internazionale ed Europa 1. La costruzione di un'identità nazionale ed europea deve partire dal riconoscimento dell'individualità. Realismo e ideali, democrazie e diritti fondamentali (in primo luogo i diritti di libertà) sono inseparabili e indispensabili per una politica estera finalizzata alla pace, che non escluda a priori l'eventuale ricorso all'uso della forza. 2. Una politica della costruzione europea deve essere perseguita con paziente determinazione, con atti concreti e coerenti, in funzione anche degli interessi nazionali e degli obiettivi comuni dell'Europa. Le maggiori ricchezze del nostro continente sono i valori di pluralismo, diversità, concorrenza, libera circolazione di persone, beni, servizi e capitali. Solo una valorizzazione di tali ricchezze potrà portare a un federalismo competitivo tra gli Stati europei, per nulla in contrasto con il principio di sussidiarietà, e far superare lo Stato nazionale, finora unico supporto e habitat della democrazia liberale. 3. I rapporti transatlantici rimangono essenziali non soltanto per una politica estera europea, ma anche per la lotta al terrorismo internazionale, per i problemi strategici e per il contenimento della proliferazione nucleare militare, anche in vista della edificazione di un mercato Nord-Atlantico. 4. Il pieno sostegno alla democrazia israeliana rappresenta il perno di una politica che abbia come obiettivo la stabilizzazione e la pace nel Medio Oriente. Revisione costituzionale e riforma della giustizia 5. Gli Italiani degli anni Duemila chiedono che le istituzioni del Paese funzionino meglio, che i governi forniscano con prontezza risposte sul futuro loro e dei loro figli. È allora necessario riformare il bicameralismo perfetto, differenziando le funzioni tra i due rami del Parlamento e, anche per ridurre la lunghezza e l'ingorgo dei procedimenti legislativi, è necessario attribuire a una delle due Camere la funzione di raccordo fra Stato e Regioni. Occorre una profonda rivisitazione del Titolo V della Costituzione, con l'abolizione di quella legislazione concorrente che non ha evitato i conflitti di attribuzione fra Stato e Regioni e che negli ultimi anni ha causato una maggiore incertezza del diritto. 6. Al fine di valorizzare il principio liberale della separazione dei poteri occorre separare l'elezione del capo dell'esecutivo da quella degli organi del potere legislativo. 7. È necessario giungere ad una composizione del Consiglio Superiore della Magistratura sul modello della Corte Costituzionale, affidando al Capo dello Stato, coerentemente con il ruolo di garanzia che gli compete nel nostro ordinamento, l'elezione di un terzo dei suoi componenti. Occorre inoltre adottare meccanismi che riducano la funzione politica delle correnti all'interno della magistratura, esaltando l'autonomia dei singoli magistrati. Infine, occorre stabilire il divieto di rientro nell'ordine giudiziario di quei magistrati che abbiano esercitato mandati politici elettivi. Tali misure rispondono alla logica di uno stato liberale che deve garantire la separazione fra politica e magistratura. Globalizzazione, Stato e mercati 8. La globalizzazione non è ostile a nulla, è neutrale, è il più potente motore dello sviluppo economico. Essa ha enormemente contibuito a far sì che paesi prima prigionieri del sottosviluppo, come Cina e India, abbiano imboccato una strada di potente crescita economica. La retroguardia no global non percepisce che il problema, semmai, riguarda come ci si possa adoperare affinché tutti abbiano l'opportunità di integrarsi e come si possano stemperare gli squilibri. Inoltre, è essenziale evitare che i governi non approfittino dell'apertura dei mercati per assumere in prima persona un ruolo di giocatori – imprenditori, banchieri o investitori – ma lascino tale ruolo a individui, imprese e forze di mercato. 9. Aprire i mercati, tutti i mercati, alla concorrenza è un passaggio essenziale per restituire competitività alla nostra economia, svecchiare la classe dirigente, sfoltire rendite di posizione ed incrostazioni che creano privilegi e poteri non responsabilizzati. Non bisogna confondere liberalizzazioni con consumerismo, cioè con la concessione dirigistica di favori ai consumatori o presunte "parti deboli" nei confronti delle imprese. È la concorrenza il miglior piacere che si può fare ai consumatori, non un dirigismo animato da buone intenzioni. Essenziale perciò è introdurre la concorrenza nei servizi pubblici - in tutti, a cominciare da quelli locali, dai trasporti all'elettricità, alla gestione delle prigioni - nelle professioni e nei servizi sociali. La competizione dispiega i suoi benèfici effetti anche nella sanità, nella vigilanza e nell'istruzione. Sono proprio la monopolizzazione e la burocratizzazione dell'educazione che creano una bassa remunerazione del capitale umano in Italia e che impediscono l'attrazione di cervelli dall'estero. 10. L'alienazione delle imprese pubbliche, se effettuata nel contesto di un'apertura dei mercati, porta notevoli benefici: riduce lo stock di debito pubblico; riduce l'influenza della politica nelle decisioni imprenditoriali; l'assunzione di personale viene fatta seguendo logiche non più territoriali o elettorali, ma di efficienza; gli investimenti favoriscono aspettative di rendimento, non elettorali; la scelta dei manager segue logiche di capacità, non di fedeltà partitica; il pericolo di corruzione diminuisce; cade il conflitto di interessi tra stato-imprenditore e stato-regolatore e in molti casi finanziatore; cadono le condizioni di concorrenza sleale nei confronti delle altre imprese. 11. La pressione tributaria in Italia è un peso insopportabile. La difficoltà in alcune aree del Paese a mantenere condizioni minime di legalità e la diffusione dell'evasione fiscale opprimono gli individui e i settori più produttivi, onesti e innovativi. Si tratta di ricondurre a neutralità il sistema, abbattere il peso dello Stato, fare in modo che gli investimenti siano effettuati non dove il legislatore li rende più convenienti con esenzioni, deduzioni, riduzioni mirate di aliquote, ma dove essi abbiano senso economico. La riduzione della pressione fiscale deve essere comunque accompagnata da un'altrettanto drastica riduzione della spesa pubblica. L'invadenza dello Stato fa sì che, anche nella parte di attività economica lasciata nelle mani degli individui, essi si trovino con una capacità di spendere limitata dall'offerta coercitiva da parte dello Stato di educazione, sanità e pensioni. Allo Stato restano comunque compiti di regolazione e di supplenza nei campi in cui l'orizzonte temporale non coincide con quello dell'investimento privato. 12. I mercati finanziari generano ricchezza e allocano efficientemente le risorse. Essi devono rimanere liberi e aperti nell'osservanza di regole di trasparenza che amplino l'informazione a disposizione dei risparmiatori mettendoli in condizione di esercitare scelte consapevoli. La regolamentazione e la protezione del settore bancario e finanziario generano collusione e opacità a danno dei risparmiatori stessi. Bioetica e ricerca, ambiente e energia 13. La società liberale non indica la via delle virtù ma provvede a garantire le libertà e i diritti evitando che i comportamenti degli individui producano danni certi a terzi. Negli ambiti della bioetica, occorre che le norme siano limitate nella loro estensione e pervasività rifiutando la giuridificazione come risposta elettiva ai problemi bioetici emergenti. La ricerca di princìpi e valori comuni in ambito bioetico va perseguita con decisione attraverso un approccio di "consenso per intersezione" che comunque salvaguardi pienamente gli stili di vita e le opzioni morali le cui conseguenze ricadono prevalentemente sugli stessi individui che prendono le decisioni. La cooperazione tra le persone, un'autonomia individuale che sia intesa non come mero solipsismo ma declinata anche nella sua dimensione relazionale, la tutela dei fragili e dei meno fortunati, l'equità e non l'egalitarismo nelle politiche pubbliche sono princìpi e valori unificanti in una visione liberale della bioetica. La scienza è bene in sé, fonte di benessere individuale e collettivo, nonché strumento di miglioramento delle condizioni sociali e di tutela dell'ambiente. 14. L'ambientalismo non è e non deve essere uno strumento di lotta politica pretestuosa, soprattutto quando la tutela dell'ambiente assurge a fine e non a mezzo per il benessere dell'uomo. Un'etica ambientale di moderato antropocentrismo, che si fondi su una profonda e forte responsabilità verso gli altri e verso le generazioni future, contraddistingue un approccio liberale al rapporto uomo-natura. L'ambiente per un liberale è un bene disponibile, da modificare, e con cui interagire: l'antropizzazione non coincide con la deturpazione del territorio, né lo sfruttamento delle risorse assume il carattere di danno e di depauperamento. L'ingegneria genetica e le biotecnologie sono un'opportunità da governare e non un disvalore. Altrettanto radicati nell'umanesimo liberale sono i doveri di tutela nei confronti degli animali in quanto esseri senzienti, questo pur nel pieno riconoscimento della superiorità ontologica dell'uomo. 15. Il settore dell'energia è spesso oggetto di disinformazione frutto di analfabetismo scientifico se non del deliberato tentativo politico di sfruttare a beneficio di una parte aspetti di pubblica credulità o di superstizione. In particolare, l'enfasi per le cosiddette energie alternative andrebbe decisamente ridimensionata quanto alla loro potenzialità, efficacia ed efficienza. Viceversa occorre, con altrettanta decisione e con tempestività, ripristinare politiche di sviluppo dell'energia nucleare, sia in termini di ricerca che applicativi attraverso la costruzione di nuove centrali. E ciò ai fini non solo di adeguare l'offerta di energia a costi competitivi, ma anche di migliorare l'impatto ambientale. La disponibilità in tal senso delle amministrazioni locali va misurata nel concreto e vanno fornite ai cittadini informazioni circa il risparmio reale che l'energia nucleare comporterebbe riguardo al costo della vita e dei beni di consumo. 16. L'industria deve attivare una domanda di innovazione rivolta alle istituzioni di ricerca e diventare soggetto che contribuisce alla costruzione di valori nelle nuove scienze. Un nuovo contesto di certezza del diritto nell'ambito delle scienze della vita e dei settori scientifici più innovativi deve essere garantito, evitando che eventuali cambi di maggioranza mettano ogni volta a rischio gli investimenti nella ricerca a causa di radicali mutamenti normativi. 17. La realizzazione di profitti e i biobrevetti – da modulare in modo da adattarli ai moderni scenari – sono garanzia e beneficio per tutti gli attori di uno scambio economico. Demonizzare il profitto in questi settori significa ritardare il progresso per tutta la collettività. Occorre separare la discussione sulle forme brevettuali da quella su cosa possa essere o non essere oggetto di brevettazione secondo una prospettiva etica. La regolazione e le normative devono restare sempre coerenti con le evidenze scientifiche. L'iper-regolazione costituisce invece una intollerabile barriera all'ingresso di nuovi competitori. 18. Meritocrazia, competizione, strumenti di valutazione oggettiva (come ad esempio la peer review), migliore congruenza tra obiettivi scientifici e architetture accademiche, attrazione di capitali privati da parte delle università e degli enti di ricerca (almeno il 50% delle risorse dovrebbe provenire dal privato), coordinamento e riduzione della burocrazia devono connotare le attività di ricerca, il reclutamento dei ricercatori e la verifica della qualità della produzione scientifica. 19. Lo strumento politico del Principio di Precauzione si è rivelato arbitrario, penalizzante e obsoleto anche nella prospettiva della globalizzazione. Occorre prevederne la dismissione in favore di un solido e affidabile approccio di valutazione e gestione dei rischi. L'etica dei risultati e l'esplicitazione dei conflitti di interesse (e non l'eliminazione dei medesimi) sono fondamenti dell'attività di ricerca. |