Alla Convention di Milano/Intervento del governatore della Lombardia Formigoni

Il necessario equilibrio fra Stato e attività privata

Sintesi dell'intervento del Presidente della Regione Lombardia al convegno milanese "Valori liberali: quelli veri e quelli falsi", Circolo della Stampa, 26 ottobre 2006.

di Roberto Formigoni

Valori liberali: quelli veri: dare fiducia alle persone. Sostenere gli sforzi di chi vuole costruire il bene comune: bisogna superare una concezione negativa dell'uomo ereditata dall'epoca moderna (Hobbes), che è alla base di un'idea di Stato pervasiva e oppressiva. Soprattutto in Italia ci vuole uno Stato che lasci massima libertà, che si fidi dei propri cittadini, diventando però più severo nei controlli. Lo aveva capito bene Sturzo quando metteva in guardia dall'infatuazione dello Stato: "(Si) lotta contro il capitalismo privato passandolo allo stato o a nuovi enti del tipo dell'IRI o dell'ENI o del Poligrafico; credendo, per ignoranza o per infatuazione, che lo Stato diventerà un nuovo re Mida capace di convertire in oro tutto quel che tocca. Al contrario quanto lo stato (socialista o no) avrà sottratto all'attività privata, sarà convertito in carta straccia". (Il Giornale d'Italia - 14 novembre 1956). C'è da chiedersi se la "fuga in avanti" dei diritti individuali assolutizzati e la "fuga all'indietro" dell'antipolitica non abbiano all'origine proprio la presa di consapevolezza (per quanto ingenua e strumentalizzata) di una politica che è stata costruita sul sospetto nei confronti dell'iniziativa positiva della persona e delle sue relazioni originarie.

Liberare le energie sociali: solo una società attiva è realmente libera. La sussidiarietà non deve essere un'eccezione, ma la regola dei rapporti tra Stato e cittadino. Il tutto in un'idea nuova, pluralista, di "spazio pubblico", in cui soggetti pubblici e privati concorrono alla costruzione del bene comune. C'è una sfera civile, degli uomini e delle donne, singoli e associati, che viene prima, che è originaria, e che porta in sé desideri, istanze e ipotesi di soluzione. È una sfera che non ha bisogno di concessioni, ma di riconoscimento, cui noi abbiamo delegato e vogliamo delegare non solo la gestione dei servizi, ma parte del potere decisionale su quei servizi. Come ricordava ancora don Sturzo, "Vi è rapporto obbligato tra fiducia nell'avvenire e maggiore iniziativa; tra libertà economica e maggiore iniziativa; tra fiscalità e maggiore iniziativa; certe regole non possono essere violate impunemente". (Il Giornale d'Italia - 9 aprile 1959)

Riconoscere il ruolo centrale della famiglia: uno Stato liberale deve riconoscere pienamente le prerogative previste dalla Costituzione. In primis, la sovranità fiscale, attraverso un cambiamento del sistema fiscale verso nuove forme come il quoziente famigliare o il cosiddetto "basic income famigliare". È infatti un'ingiustizia senza confini che la quota di reddito usata per tirar su i figli sia trattata dallo Stato come un qualunque costo. Vogliamo che il reddito imponibile sia calcolato su una cifra a cui vengono tolte le spese per la cura e l'educazione dei figli, dei disabili, degli anziani. La famiglia come luogo di generazione di "capitale sociale" è indispensabile a una vera liberaldemocrazia.

Valori liberali: quelli falsi: neutralità dello spazio pubblico. E' falsa l'idea che il liberalismo dovrebbe prevedere la neutralizzazione delle identità culturali, ideali e religiose; da Tocqueville in avanti, una grande tradizione liberale dice esattamente il contrario: ovvero, che una sana democrazia liberale non solo deve permettere un dialogo aperto, ma può e deve rintracciare una base fondante di valori, laici e religiosi, che la sostengano.

Privatizzazione selvaggia: privatizzare senza avere un disegno complessivo non è un segno di liberalismo, ma di anarchia. C'è bisogno di uno Stato regolatore anche nel liberalismo: uno Stato che detti le regole e le faccia rispettare.

Liberalismo e libertà senza responsabilità: respingere, o anche solo sminuire l'inderogabile misura di responsabilità che ogni atto libero richiede per essere davvero tale, significa imboccare sin dall'inizio la strada sbagliata sia sul piano strettamente individuale, sia su quello sociale e politico.

La libertà - è bene sgombrare il campo da un equivoco ancora troppo diffuso - non è "fare ciò che si vuole", e meno che mai "chi ce la fa, bene; gli altri restano indietro". La libertà di scelta non è uno slogan, significa creare le condizioni perché le persone e le famiglie siano messe in condizione di scegliere davvero.

"Alcuni credono che la libertà significhi anche sfrenatezza e licenza; costoro, coscienti o no, negano la libertà la quale, essendo basata sulla razionalità umana, porta insita in sé la responsabilità dell'uso". (Don Sturzo)