Necessità di un nuovo soggetto/Sull'esempio europeo

Serve il dialogo tra famiglie illustri

Sintesi dell'intervento del segretario nazionale del Pli Stefano De Luca durante la tavola rotonda di venerdì 26 ottobre 2007 al convegno "Valori liberali: quelli veri e quelli falsi", Circolo della Stampa", Milano.

di Stefano De Luca

Il tema scelto per il seminario, "Valori liberali: quelli veri e quelli falsi", mi pare molto appropriato. Infatti, mentre le nostre idee appaiono vincenti e mentre i partiti liberali in Europa e nel mondo riscuotono successi, ultimo dei quali è quello del Partito Liberale polacco, in Italia proliferano soggetti politici che, in relazione alle convenienze del momento, si definiscono liberali, ma non lo sono. Esiste, invece, un largo elettorato alla ricerca di un soggetto autonomamente liberale. Il PLI, che nel '94 aveva deciso di sciogliersi, dopo alcuni anni ha deciso di ricostituirsi quale presidio storico culturale politico e morale della più antica tradizione liberale italiana, quella che va da Cavour a Croce, da Amendola a Malagodi, da Gobetti a Valitutti, da Giolitti a Martino.

Questa presenza ha dato fastidio perché ha reso visibile che il presunto liberalismo da mercatino rionale (o da supermarket) nulla aveva a che vedere con la secolare tradizione della cultura del liberalismo politico, come si è realizzato soprattutto nel paesi anglosassoni.

Più volte i due maggiori partiti della tradizione liberal-democratica italiana, il PLI e il PRI, hanno cercato la via di un dialogo che portasse al superamento di alcune divergenze divenute anacronistiche.

Tali tentativi non hanno avuto successo, probabilmente anche a causa della scarsa fortuna elettorale che hanno avuto le liste presentate in comune.

L'Italia di oggi impone un rinnovato sforzo per realizzare l'unità delle forze veramente liberali per contrastare un sentimento diffuso di repulsione della politica, che finirebbe con il favorire scorciatoie illiberali ed autoritarie.

Già da alcuni mesi il PLI e il PRI lavorano intorno al progetto di una Federazione liberale-democratica. Nel solco di un simile progetto il Congresso del PLI ha dato mandato alla nuova dirigenza di ricercare le condizioni per costituire un nuovo soggetto politico, rappresentativo di tutta l'area culturale liberale, in grado di presentarsi autonomamente alle elezioni e di superare la soglia di sbarramento prevista dalla legge elettorale. Infatti senza una forza autonoma, eletta con le proprie liste e con il proprio simbolo, sarà impossibile far sentire la nostra voce e qualificarla come l'unica alternativa alla antipolitica dilagante.

Abbiamo partecipato in questi mesi a tutte le iniziative che si muovono in tale direzione, registrando la difficoltà di superare l'individualismo a volte pernicioso dei liberali e cogliendo, invece, le opportunità che emergono di fronte alla necessità di dare risposte concrete e politicamente corrette ai problemi della società italiana.

Daniele Capezzone ne ha agitati alcuni, sui quali il mondo liberale è riuscito a ritrovarsi tutto. Infatti tra di noi non esistono divergenze sulla necessità di ridurre la pressione fiscale, difendere la proprietà privata, garantire la concorrenza, sostenere il merito e quindi, con la riforma della scuola e dell'Università, privilegiare il sapere e non il diploma.

Analogamente condividiamo la necessità di restituire al cittadino la sovranità, che in gran parte gli è stata espropriata, insieme alla urgenza di liberarlo dalla oppressione di una burocrazia costosa e arrogante, che finisce con l'essere soltanto fonte di spreco di denaro pubblico e di limitazione di libertà del cittadino nella intrapresa economica.

Ci ritroviamo unanimemente nel pretendere che il nostro Paese difenda, senza incertezze, la propria collocazione occidentale e recuperi il ruolo perduto in Europa.

Concordiamo sulla necessità di porre fine allo scontro ormai insostenibile tra politica e magistratura restituendo al mondo politico la credibilità e l'autorevolezza al fine di riportare l'ordine giudiziario nel proprio alveo, ma, allo stesso tempo, garantendone la piena autonomia e indipendenza.

Dobbiamo, nel prossimo futuro, ripensare intensamente alla necessità di rivedere il nostro Welfare, per eliminare alcune insostenibili rendite di posizioni clientelari e per combattere la povertà, crescente in modo preoccupante, soprattutto nell'ambito delle giovani generazioni. Dobbiamo inoltre riprendere la nostra antica battaglia per la laicità dello Stato, per restituire al cittadino, ormai trasformato in suddito, i diritti che troppi anni di catto-comunismo strisciante gli hanno tolto. Infine ci compete elaborare un progetto di ambientalismo liberale, non punitivo, ma in grado di integrarsi con lo sviluppo e di diventare opportunità per nuove occupazioni.

Da questo Seminario di Milano e dal Convegno che il Partito Liberale Italiano ha indetto nei giorni 9, 10 e 11 novembre a Fiuggi, proprio con il tema "Verso un unico soggetto dei liberali", dovrà uscire il documento dei principi liberali e il progetto per una nuova forza politica, che non sia soltanto la somma di PLI-PRI (o di quel che rimane di questi antichi e gloriosi partiti). Dovremo saper coinvolgere anche gli amici di Capezzone e tutti coloro, e sono molti, anche se attualmente senza partito, che sono alla ricerca di una casa dei liberali, intesa innanzitutto come servizio al Paese, dopo il buio quindicennio del "bipolarismo all'italiana" per inaugurare una nuova stagione protesa verso la modernizzazione.