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I costi della crisi/La lettera del segretario nazionale del Pri al ministro dell'Economia Mutui, sostenere i ceti deboli Testo della lettera che il segretario del Pri, on. Francesco Nucara, ha inviato a Tommaso Padoa – Schioppa, ministro dell'Economia e delle Finanze. Signor Ministro, nei prossimi mesi, ma alcuni effetti già si vedono, migliaia di famiglie italiane saranno costrette a fare i conti con l'aumento della retta necessaria per pagare i mutui già contratti o in procinto di essere conclusi. Finora il fenomeno si è manifestato in misura ridotta. I tassi variabili, seppure in linea con le dinamiche europee, incorporano solo parzialmente gli aumenti intervenuti sui mercati dell'interbancario. Comunque destinati ad aumentare ulteriormente. I mutui a tasso fisso, invece, mostrano fin da ora una dinamica più accelerata rispetto a quella degli altri paesi europei. Scontano, infatti, una differenza pari a circa 1 punto percentuale. Scarto, che, se anche in parte dovuto all'arretratezza delle nostre strutture giuridiche in termini di recupero crediti, si è accentuato, passando da una media dello 0,5 per cento dello scorso anno ad 1 punto percentuale. Resta comunque il fatto che, seppure per ragioni diverse, l'onere relativo agli interessi a carico dei mutuatari è cresciuto di circa il 25 per cento . Ancora più preoccupante risulta il quadro a medio termine. Il costo della raccolta per le banche, in conseguenza delle turbolenze legate alla crisi internazionale, sta rapidamente aumentando. E' quindi facile prevedere che ad esso corrisponderà un ulteriore aumento dei tassi attivi, destinato a scaricarsi, in modo particolare, su coloro che dovranno acquistare una nuova abitazione. Il fenomeno va posto sotto attenta osservazione. E' necessario, innanzitutto, assicurare la massima trasparenza. Garantire al cittadino che i singoli istituti di credito non approfittino della loro posizione dominante, richiedendo compensi più elevati rispetto alle dinamiche di mercato. Nessuno chiede alle banche di farsi carico dei problemi sociali delle famiglie. E' tuttavia doveroso che le stesse tranquillizzino la propria clientela, dimostrando – ma soprattutto giustificando – che gli eventuali inevitabili aumenti non sono conseguenza di atteggiamenti predatori, bensì di processi oggettivi di cui occorre fornire adeguata documentazione. Ma questo non basta. Le famiglie italiane – è vero – sono le meno indebitate a livello internazionale. Ma chi ha fatto ricorso a questa forma di finanziamento appartiene in genere ai ceti meno abbienti. Chi aveva a disposizione somme liquide e capitali, infatti, ha preferito operare in contanti, dato lo scarto esistente tra rendimenti ed oneri finanziari. Ne deriva pertanto che il costo maggiore della crisi si scaricherà proprio sulle componenti più deboli della società italiana. Per evitare contraccolpi di carattere sociale Le chiedo, pertanto, se non sia possibile inserire, nella prossima legge finanziaria, una norma che preveda specifiche detrazioni per i maggiori interessi passivi posti a carico delle famiglie a più basso reddito che hanno contratto quei mutui, per necessità oggettive e che, in prospettiva, si vedono costrette a subire la conseguenza di fatti non dipendenti dalla loro volontà. Dati in nostro possesso dicono che il costo dell'intera operazione, per le ragioni appena dette, non dovrebbe essere particolarmente oneroso. Quindi del tutto compatibile con le esigenze di rigore cui Ella fa, giustamente e costantemente, riferimento. Sicuro che comprenderà le ragioni di una richiesta che Le rivolgo a nome di tutto il Partito Repubblicano, Le porgo i più cordiali saluti. Francesco Nucara, Segretario Nazionale PRI |
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