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Ici, Chiesa, laicità dello Stato/Un'esenzione della quale si interessa la Commissione europea Se il Vaticano sfugge alle condizioni della concorrenza di Alessandro Nucara* L'interesse della Commissione europea per l'esenzione dal pagamento dell'ICI, concessa dall'Italia a favore di alcuni soggetti, ha riaperto un dibattito che più in generale riguarda il trattamento "speciale" riservato alla Chiesa cattolica da parte del nostro legislatore. Chi sono, dunque, i beneficiari dell'esenzione e a che condizioni questa viene concessa? Si tratta veramente di "tanto rumore per nulla", come sostengono alcuni commentatori? E' veramente un tentativo posto in essere da un gruppo di anticlericali disposti a tutto pur di scagliarsi contro la Chiesa, rischiando di mettere a repentaglio la sopravvivenza degli oratorii, delle parrocchie, dei luoghi di culto, dei centri di assistenza ecc.? Procediamo con ordine per tentare di contribuire al dibattito. La legge istitutiva dell'ICI aveva previsto precise esenzioni per gli immobili destinati ad usi "meritevoli" (come attività assistenziali, didattiche, ricreative). Nel 2004, la Cassazione aveva, però, chiarito che tale esenzione poteva essere applicata solo fino a quando nell'immobile fosse esercitata in via esclusiva una delle attività "meritevoli". Il governo Berlusconi, tuttavia, con la finanziaria del 2005, estese tale beneficio anche agli immobili di proprietà di qualsiasi ente religioso, nonché delle ONLUS, in cui venissero esercitate attività commerciali. Addirittura, nella formulazione originaria della norma, gli unici beneficiari dell'esenzione sarebbero stati gli immobili appartenenti alla Chiesa cattolica. La discriminazione ed il vantaggio apparivano, però, troppo palesi e si decise di estendere tale beneficio a tutte le confessioni religiose ed alle ONLUS. A seguito delle pressioni esercitate dalla Commissione europea (informata della normativa in questione da un "drappello di mazziniani radicali", per usare le parole di Curzio Maltese su la Repubblica del 25 giugno), è intervenuto il Governo Prodi: il beneficio dell'esenzione è ora concesso nei confronti di quegli immobili, di proprietà di enti religiosi o di ONLUS, in cui si svolgano attività "non esclusivamente commerciali". Il "drappello di mazziniani radicali" insiste: così si aggira il problema e si rischia che la maggior parte degli immobili in questione continui a beneficiare indebitamente dell'esenzione; e la Commissione chiede nuovamente chiarimenti allo Stato. Fin qui il necessario antefatto cronologico-normativo. Ma di cosa si sta parlando allora? E' vero, come pure è stato detto (l'Avvenire, 26 giugno 2007), che ci si accanisce a vedere privilegi dove privilegi non sussistono? Sì, è vero, il beneficio dell'esenzione è concesso in relazione agli immobili di proprietà di qualsiasi ente religioso e delle ONLUS in cui si esercitino attività "non esclusivamente commerciali". Nessuna discriminazione e nessun vantaggio, quindi, a favore della Chiesa cattolica, come sostengono illustri commentatori, quali Della Torre su Repubblica del 28 giugno e De Mita sul Sole 24 Ore dell'8 luglio? Ebbene, se non ci si vuole fermare alla superficie, chiudendo occhi ed orecchie per un ennesimo e gratuito atto di fede, non si può non pensare a quali siano veramente gli immobili che beneficiano dell'esenzione e quale percentuale di essi appartenga alla Chiesa cattolica, nonché (e soprattutto) quali attività vengano in essi esercitate. Non credo sia possibile negare che alla Chiesa cattolica (e non ad altre confessioni religiose o alle ONLUS) possano essere ricondotte varie strutture ricettive (alberghi et similia), scuole e cliniche private ecc. Tutti questi immobili saranno soggetti ad ICI? Un convento utilizzato per due piani come bed and breakfast e per il resto ad ospitare e formare il clero sarà soggetto ad ICI? Un albergo o una clinica con una cappella in cui è possibile pregare ed assistere a funzioni religiose, sarà soggetto ad ICI? Sono questi immobili destinati all'esercizio di attività esclusivamente commerciali (quindi soggetti ad ICI, stante la norma in vigore)? Mi pare quanto meno legittimo porsi queste domande e dubitare della compatibilità della norma in questione con la normativa in materia di aiuti di Stato. Si vuole, dunque, mettere in ginocchio gli oratorii, le parrocchie, le attività assistenziali? O si vogliono piuttosto ripristinare condizioni di concorrenza compatibili con il diritto comunitario per tutte le attività commerciali svolte dalla Chiesa? Non si tratta di far pagare l'ICI sui luoghi di culto, sui luoghi di formazione del clero, sugli oratorii o sui centri di assistenza. Si tratta di far rientrare la Chiesa cattolica nell'alveo del diritto della concorrenza quando, e nella misura in cui, questa eserciti attività commerciali. A tali obiezioni c'è chi replica sostenendo che la soluzione interpretativa debba essere lasciata al giudice. A noi piace pensare che la soluzione per una norma di così difficile interpretazione ed applicazione spetti al legislatore. Ed è triste rendersi conto che il nostro legislatore non condivide tale impostazione: quando, infatti, l'on. Maurizio Turco propose di esentare dal pagamento dell'ICI solo quegli immobili in cui non si svolgesse, a nessun titolo, attività commerciale, l'emendamento ebbe il solo voto favorevole della Rosa nel Pugno e del Partito Repubblicano Italiano! Solo una minoranza laica (e non laicista) sembra, dunque, nel nostro Paese, lottare per un più sano rapporto tra Stato e Chiesa, tentando di eliminare i privilegi che per varie ragioni il nostro legislatore ha concesso e continua a concedere alla Chiesa cattolica (la questione dell'ICI ne è solo un esempio: si potrebbe parlare di 8 per mille, di fisco agevolato per gli enti religiosi, di finanziamenti alle scuole cattoliche, di "sbattezzo" e così via). Chiudiamo queste brevi considerazioni su un argomento che dovrebbe essere di reale interesse pubblico, molto tentati dal citare una sapida boutade di Napoleone Bonaparte: "Sono circondato da preti che ripetono incessantemente che il loro regno non è di questo mondo, e intanto mettono le mani su tutto quello che possono afferrare". Ma preferiamo ricondurci alla sempre illuminante ed illuminata serietà di Giuseppe Mazzini riportando questo suo pensiero: "Libertà e Papa stanno in contraddizione (…) Parliamo ai preti in buona fede. Deponiamo ogni stimolo di passione, ogni vanità di difesa, e guardiamo attorno". Niente pregiudizi o "ismi", dunque, ma solo un atteggiamento orgogliosamente laico. *Avvocato |