La nota politica

 
 
 

 

 

La preoccupazione

Montecitorio non assomiglia a Westminster

Come non capire la grande preoccupazione del Quirinale per la condizione in cui versa il Parlamento? Anche noi siamo rimasti esterrefatti dalle manifestazioni improprie che tutti hanno visto, la rissa, l’assalto ai banchi del governo. Certo, Montecitorio non assomiglia a Westminster dove maggioranza e opposizione si scambiano fra loro contumelie senza nemmeno alterare le ciglia degli occhi. Piuttosto, da noi l’Aula sembra un saloon del vecchio west, il pianista steccava, ci si metteva a sparare sul pianista. C’è solo da chiedersi se non sia il presidente Boldrini ad aver preso la stecca, impedendo all’opposizione di esprimersi e scatenando così un pandemonio. Si dice: il presidente Boldrini ha applicato il regolamento, che non significa che il regolamento non sia sbagliato, o che l’opposizione non abbia tutto il diritto di esprimersi, in particolare quando si discute di questioni di importanza vitale, Banca d’Italia, ancor più dell’Imu. Per carità, sottili analisti ci hanno spiegato che il governo ha solo combinato un pasticcio, uno dei suoi soliti a cui dovremmo essere abituati, nessuno scandalo. Lo stesso Capo dello Stato si era espresso contro i decreti omnibus, tipo "il salva Roma" e cosa fa il governo? Ne ha presentato un altro combinando insieme il voto sull’Imu a quello sulla Banca d’Italia. Un dubbio su cosa passi nella testa del governo, sempre che ci sia una testa, bisogna però pur porselo visto la delicatezza che pretendeva il passaggio sulla Banca centrale. Forse, invece di preoccuparsi tanto della riforma elettorale, una attenzione di pari valore meritava il nostro Istituto di Credito che da oggi non esiste più, è una public company, è stato privatizzato, il diavolo sa cosa significhi esattamente. Va bene le banche ci guadagnano, ne siamo felici, le banche sono importanti, ma anche, soprattutto in tempi di crisi, anche il credito a imprese e cittadini lo è e purtroppo banche più forti non significano affatto maggior credito a imprese a cittadini. Tanto per dar conto delle varie preoccupazioni che serpeggiano nel Paese, la Cei condivide quelle sulle condizioni del Parlamento, i vescovi sono notoriamente sensibili allo stato di democrazia della Repubblica. Confindustria invece è più coinvolta dal caso Electrolux. Il presidente Squinzi ha scritto una lettera al premier Letta dove chiede se il governo ha in mente un qualche piano per aiutare azienda e lavoratori. Ovvio che non ce l’abbia, in parte perché altrimenti già avrebbe abbassato il cuneo fiscale, in parte perché nulla può fare per abbassare i costi energetici. Siamo privi del nucleare e non abbiamo più la mano di Gheddafi da baciare e ovviamente nemmeno quella di Putin può andar bene. Resta da capire come si possa in queste condizioni pensare di risalire la china disoccupazionale, che impedisce ogni minima ripresa economica, quella decantata giusto da Saccomanni. La disoccupazione, in queste condizioni, è destinata ad aumentare ancora. Allora dispiace per Napolitano, per la Cei e ovviamente per Squinzi, ma c’è da credere che ad assalire i banchi del governo presto non saranno più quegli esagitati dei deputati di Grillo, quanto la stramaggioranza dei cittadini italiani.