La nota politica

 

 

 

Essere Repubblicani, Laici, Liberal-Democratici

contributo di Olivier Widmer Valbonesi

Credo che avere messo in campo il 4 marzo l'orgoglio repubblicano dopo 24 anni di maggioritario e di bipolarismo di potere fallimentari, sia stato un grande gesto di generosità e di speranza per le sorti della nostra Repubblica e del PRI.
La Repubblica con l'edera in campo ha ritrovato la forza politica originale, quella che nei secoli ha rivendicato la Repubblica come forma costituzionale in grado di sviluppare e garantire democrazia e giustizia sociale.
il PRI è l'unico partito rimasto tra quelli presenti alla Costituente e può rappresentare il partito della difesa e dello sviluppo della forma repubblicana se farà conoscere ai cittadini i valori che ispirano la Repubblica, oggi, minacciati da forme di consenso politico derivante dal potere finanziario e dal mercato, da forme di individualismo sfrenato, da forme di assistenzialismo e luoghi comuni che finiscono per calpestare l'idea stessa di Repubblica.
Che cosa è un Repubblica? Fin dai tempi di Cicerone la Repubblica è un sistema di regole a difesa del bene comune. Un patto sociale in cui cittadini virtuosi rispettano la legge e salvaguardano l'interesse generale sacrificando una parte del proprio benessere individuale.
Oggi, di questa concezione solo il PRI può mettere a disposizione storia, tradizione, coerenza e anche educazione al vivere civile. In una società politica che ha abbandonato l'ideologia e gli ideali per un pragmatismo senza nervatura valoriale, trasformando la politica in lotta per la conquista del potere.
Il compito primario dei repubblicani in questa vituperata Repubblica è quello di costruire un originale modo di impegno politico che recuperi la concezione della politica come strumento di governo dell’interesse generale, se vogliamo essere un punto di riferimento per chi deluso dal comunismo, dal socialismo, dal popolarismo e dal liberismo estremo vuole uno stato moderno, sicuro, socialmente giusto.
L’azione politica unita al pensiero, non può consistere solo nel subire le iniziative altrui tese alla conquista o alla conservazione del potere ma anche nel proporre una cultura di trasformazione moderna della società dove a prevalere sia la cultura dell’interesse generale.
La nostra collocazione politica è una conseguenza naturale di ciò, ma dobbiamo essere soggetti culturalmente riconosciuti, portatori di una tradizione.
Chi considera la libertà e la democrazia come fine e non come mezzo per trasformare le società propone o mancanza di regole a garanzia delle libertà di tutti o peggio ancora egualitarismi e discriminazioni verso le minoranze.
Essere repubblicani nella contingenza politica non significa collocarsi, ma definirsi, ricorrendo alle nostre radici che sono le radici della libertà come mezzo, la libertà senza dominio e positiva, che sono la tolleranza e il metodo del confronto, che sono la conoscenza dell’Umanità come la Religione laica contro gli integralismi religiosi, che sono l’Europa politica come soggetto attivo del confronto sui valori occidentali di civiltà , che sono l’associazionismo come strumento di capacità critica , attiva e propositiva della società civile, che sono il pluralismo politico e culturale garanzie di quel confronto deliberativo che mantiene vive e propositive le democrazie affidando alla Politica il compito della sintesi dell’interesse generale. Essere repubblicani significa il senso del dovere verso la Repubblica rappresentata dalla sua Costituzione e non solo una concezione della libertà come fine per cui tutto è individualismo e diritto e mai senso comune. Essere repubblicani poi è spirito di sacrificio per una causa che non è solo la nostra causa ma la causa degli umili, dei deboli, dei meritevoli , dei tolleranti , degli spiriti liberi ,dei giovani , della creatività ,della felicità . Questo spirito di sacrificio si deve vivere dando una parte di se come contributo partecipativo critico ma misurato , mai servile verso gli opportunisti o i potenti ma nemmeno pavido fino all’isolamento con chi ci è vicino.
La dialettica, se è sui contenuti, è sale per rinnovare la cultura politica, i partiti o i movimenti, le sintesi si trovano se si è animati dalla volontà di esser ciò che siamo nei valori e se recuperiamo una misura laica e tollerante anche con tutti i repubblicani .
Non può esserci più rispetto per coloro che propugnano valori diversi dai nostri, ma alleati che per coloro che propugnano gli stessi valori ma con valutazioni di schieramento diverse nella contingenza.
Il rispetto va riconosciuto a tutti e non c’è molta differenza fra un’oligarchia di destra e di sinistra, del parere della base fanno strame entrambi.
L’unico modo per rinnovare la politica è partecipare senza piagnistei attivamente, se la goccia scava la roccia la passione può intercettare la ragione di chi non è più disposto a farsi governare da oligarchie riciclate che disegnano glorie per loro e ruoli stanchi per i cittadini. Passione e ragione sono come pensiero ed azione ma occorre coraggio e determinazione e forse tempi lunghi per trionfare, le scorciatoie di schieramenti che non ci comprendono se non in ruoli stanchi, hanno uno sbocco già definito: essere tacitati per essere liquidati.
Essere di sinistra o stare a sinistra non può significare dover essere assorbiti ed essere repubblicani, laici e liberal-democratici in Italia ed in Europa non può significare diventare socialisti o popolari o intrupparci in uno schieramento che per battere lo schieramento sovranista e anti populista finirebbe per mantenere quest’Europa non politica, in mano a burocrati e speculatori finanziari.
Si può collaborare con tutti i riformisti trovare intese di governo locale e nazionale ma non può un repubblicano diventare un ibrido come prevedeva il progetto del PD e il fronte repubblicano di Calenda.
L’autonomia che ho proposto in questi anni era la terza via , cioè la consapevolezza di essere un soggetto con una cultura politica repubblicana, laica, liberal-democratica diversa da quella socialista e da quella cattolica popolare conservatrice il patto repubblicano fatto di culture omogenee e complementari non di zibaldoni di cui non rimane sintesi e traccia.
L’iniziativa della conferenza programmatica mi convince e sarà positiva per tutti i repubblicani ovunque collocati se riuscirà ad essere propositiva e libera da contingenze interne ai rispettivi movimenti , libera da schemi di schieramento ricca di identità , di valori , di tensione , di impegno per unire la cultura democratica repubblicana e i repubblicani.

Roma, 28 Settembre 2018