La nota politica

 

 

 

Dichiarazione del Segretario Nazionale sulla questione Brexit

Il Segretario del Pri Corrado De Rinaldis Saponaro ha rilasciato la seguente dichiarazione:

"Jeremy Corbyn non è Tony Blair. È un euroscettico di sinistra favorevole alla Brexit per ragioni opposte a quelle di Boris Johnson. Mentre per il leader dei conservatori l’Ue è una burocrazia anticompetitiva fiscalmente oppressiva, per il leader del Labour Party l’Ue è un blocco ordoliberista avversario dello stato sociale”. Per questa ragione, secondo il segretario nazionale del Pri Corrado Saponaro Westminster non ha visto il bluff e, dopo il voto contrario sul Withdrawal Agreement, ha coerentemente respinto la mozione di sfiducia contro Theresa May. Ma ora? Escluso un secondo referendum, che aprirebbe una crisi costituzionale nella più antica democrazia del mondo, secondo Saponaro le opzioni sono Hard Brexit o Piano B. Per il Piano B c’è ancora tempo; ma – rileva Saponaro – “è necessario correggere la linea Barnier. Per uscire dall’impasse, tra l’Ue e l’Uk è necessario un accordo bilaterale tra pari. Il Withdrawal Agreement avrebbe reso l’Uk, una potenza nucleare, uno stato vassallo dell’Ue e frustrato le ragioni della Brexit. Al contrario, un accordo può essere ancora trovato sulla base di tariffe zero contro zero per le merci, il mutuo riconoscimento dei servizi e un’equivalenza rafforzata sui servizi finanziari”. Secondo indiscrezioni, la Cancelliera Angela Merkel si sarebbe fatta tramite di questa proposta, modellata sull’accordo Ceta tra Ue/Canada, presso la Commissione Ue. Il segretario del Pri osserva che l’Italia è estremamente esposta alla hard Brexit; per questo auspica che in caso di uscita senza accordo il Governo sia pronto ad emettere un Decreto Legge per concedere in via d’urgenza alle istituzioni finanziarie britanniche presenti in Italia un passaporto, anche unilaterale, per continuare ad offrire servizi bancari, servizi di pagamento e servizi di investimento alle imprese e alle famiglie. In Italia lavorano 70 banche britanniche, 233 istituti di pagamento, 100 emittenti di moneta elettronica, 58 compagnie assicurative e 21 fondi pensione con 10 miliardi in portafoglio (il 12% delle prestazioni previdenziali erogabili). Soprattutto, non bisogna rischiare che la Borsa di Milano rimanga senza operatori britannici con grave danno all’economia interna. D’altra anche l’Ue è con le spalle al muro. Second rumors, soltanto nelle ultime ore Bruxelles si è resa conto che in caso di hard Brexit sarebbe costretta a concedere a tutti i paesi del Wto condizioni equivalenti al backstop irlandese sulla base della clausola della nazione più favorita, contenuta nell’art. 1 del GATT. “In ogni – conclude il segretario del Pri – le relazioni anglo-italiane sono tra le più importanti al mondo, il 5% dell’export italiano è verso Londra. E questa partnership storica va tutelata."

Roma, 17 Gennaio 2019