Il futuro

Monti per l’Italia
L’unità per i repubblicani

L’ultima Direzione Nazionale repubblicana (13/12) ha avuto una rilevanza politico-organizzativa non di poco conto.

Quella politica è rappresentata dall’appello a Mario Monti per un impegno diretto nella gestione politica della cosa pubblica italiana. Impegno diretto che può essere esercitato sia con la guida di una lista Monti da lui rappresentata, sia con l’aggregazione di partiti e movimenti che possono e vogliono sostenere Mario Monti, con la loro forza politica ed elettorale. Saremmo oltremodo soddisfatti anche se Mario Monti accedesse ad un ruolo istituzionalmente più elevato di quello di Presidente del Consiglio, ma l’Italia ha necessità assoluta di un governo a sua guida, che faccia uscire il nostro Paese in via definitiva dalla crisi interna e internazionale in cui è caduto. Se la realtà brancola nel buio, il ricorso, anche se arduo, alla ragione deve illuminarla.

La realtà attuale è purtroppo amaro frutto di dissennate politiche, non solo degli ultimi quattro anni di governo Berlusconi, bensì degli ultimi venti e forse più .

Le responsabilità devono essere equamente ripartite fra sinistra e destra, con un centro liberale che è stato incapace di opporsi a tale scempio.

D’altronde il concetto "statalista" della politica è proprio patrimonio della destra e della sinistra, da sempre cieche di fronte ai problemi reali e aperte a sistemi ideologici che, quand’anche avessero avuto un ruolo tra il "‘700 e l’800", oggi non avrebbero più ragione di essere: nemmeno di essere citati come elementi di una storia da dimenticare.

I repubblicani da tempo hanno intravisto in Mario Monti non l’uomo della provvidenza, ma l’uomo che nella cogente attualità meglio poteva interpretare il pensiero repubblicano e il concetto di liberaldemocrazia (che gli aderenti al Partito repubblicano italiano portano avanti da qualche anno).

Certamente i sacrifici che Monti chiede agli italiani per sanare i guasti da altri realizzati non lo rendono simpatico. Tuttavia chi meglio dei repubblicani dovrebbe capirlo? Ugo La Malfa non era affatto simpatico agli italiani, ma dai repubblicani era considerato il leader repubblicano moderno per antonomasia.

E che cosa sta facendo Monti, se non quello che avrebbe fatto Ugo La Malfa?

Il Partito repubblicano ha il dovere morale e politico di sostenere Mario Monti, con le proprie modeste forze ma con convinzione maggiore di quella di alcune forze politiche che oggi vorrebbero utilizzarlo per uscire dal pantano in cui si sono cacciate in questi anni.

Le responsabilità dirette di cui dovrebbero farsi carico, oggi cercano di annacquarle usando il metodo tutto italiano di voltare pagina e scriverne una nuova, che le addebiti ad altri.

Diceva Winston Churchill che in Italia il 24 aprile del 1945 c’erano 40 milioni di fascisti, che la mattina del 25 l’Italia si era svegliata con 40 milioni di antifascisti.

Nella politica italiana ci vorrebbe un tribunale di Norimberga permanente!

L’altro aspetto affrontato dalla citata Direzione Nazionale ha riguardato l’organizzazione.

In attesa di una situazione politica più chiara, si è deciso di attivare tutte le strutture repubblicane per la raccolta delle firme per la presentazione di liste regionali, laddove si vota, e di liste per il Senato e per la Camera dei Deputati per le prossime elezioni politiche. Nel leggere sulla rete i commenti rispetto alle decisioni prese dai dirigenti repubblicani, c’è da cadere in una tristezza infinita.

Sono anni che il PRI non presenta liste in elezioni regionali e nazionali. Si è deciso di fare un tentativo, difficile certamente, ma almeno ci si prova. Il Partito dovrà essere unito sulla politica e sull’organizzazione, e sicuramente su quest’ultimo aspetto se si vogliono dare segnali di vita repubblicana.

La storia del PRI è lunghissima e le responsabilità appartengono a tutti noi. Ogni repubblicano si prenda le proprie, se intende militare nel partito che fu di Mazzini e di Saffi, di Conti e di Pacciardi, di Ugo La Malfa e di Giovanni Spadolini.

I Repubblicani hanno purtroppo il riprovevole vizio di buttare la croce sempre addosso ad altri, sia all’interno del PRI sia all’esterno.

Degli accadimenti negativi non si assumono mai le loro responsabilità: è sempre colpa degli altri che non hanno capito nulla. Questo tipo di protervia non ha proprio motivo di albergare nella ragione repubblicana.

Sarà opportuno e urgente che, proprio perché nel pantano dello sfascio Italia è caduta "tutta" la politica del nostro Paese, i Repubblicani, finalmente uniti, facciano uno sforzo più evidente di quello degli altri per contribuire a uscirne, dimostrando al contempo unità, coerenza e coscienza.