Giorgio La Malfa al "Corriere Adriatico"/Una regione da valorizzare

Sviluppare le infrastrutture delle Marche

Giorgio La Malfa, il capolista del PdL alla Camera nelle Marche, era a Frontone (Pesaro Urbino) domenica mattina. Un tour nell'entroterra a cavallo tra le province di Pesaro e di Ancona per incoraggiare in questi ultimi giorni di campagna elettorale gli esponenti locali, ma soprattutto incontrare di persona i marchigiani che sono stati e si sentono tuttora repubblicani . "Il partito dell'Edera - ricorda La Malfa - è stato uno dei partiti pilastri del dopoguerra che, per decenni, ha lavorato per costruire un Italia forte a fianco della Dc. Oggi, una parte, guidata dalla Sbarbati, slitta a sinistra in uno schieramento che non ha niente a che vedere con la storia stessa del nostro partito. Altri invece sono dispersi tra Alleanza Nazionale e Forza Italia. Il mio intento è quello di rassicurare i repubblicani su come porteremo nel PdL i valori e le tradizioni che da sempre sono il cuore di questo partito.
Le Marche? "C'è un forte voto Udc che non può essere sprecato e che speriamo di indirizzare verso il PdL". La Malfa è stato per due legislature al Parlamento europeo, presidente delle commissioni Industria, Finanze, ministro del Bilancio e della programmazione economica in ben quattro governi e ministro delle Politiche comunitarie con Berlusconi. Egli considera la regione, nella sua dimensione economica, un cuore pulsante che ha bisogno di infrastrutture, di strade, di ferrovie, di un porto efficiente, di un aeroporto operativo e di una politica vera di rilancio. Il che significa, tra le tante misure da adottare, anche abbassare le tasse per le imprese e tagliare le spese pubbliche.

Giorgio La Malfa ha rilasciato la seguente intervista a Federica Buroni del "Corriere Adriatico".

Onorevole, ci risiamo: per la seconda volta è in campo per le Marche. Contento?

"La decisione è stata di Berlusconi e a me ha fatto piacere perché qui c'è un'antica tradizione repubblicana. La mia conoscenza della regione, infatti, è legata proprio a quelle aree dove la tradizione repubblicana è più radicata come il Pesarese ma anche l'Anconetano e il Fermano. Il resto? Beh, ho avuto la fortuna di partecipare ad un seminario ad Ancona con Fuà: era il 1966. Allora il centro di Fuà era agli inizi. Un'esperienza davvero interessante: proprio in quegli anni cominciava a prendere forma quel modello di sviluppo della terza Italia che poi prevalse".

Che cosa ha di virtuoso e cosa manca a una regione come questa?

"Mancano le infrastrutture: strade, ferrovie, porto e aeroporto. E' tutto da modernizzare e c'è un enorme lavoro da svolgere. Detto questo, le Marche sono una regione straordinaria per cultura, manifattura e per le università".

Qualche idea?

"La Quadrilatero è una gran bella cosa: si tratta ora di concludere l'opera".

Qualora le elezioni finissero in pareggio tra Pd e PdL, ritiene sia possibile un patto tra i due leader sulla riforma elettorale?

"Per l'Italia le priorità non sono le riforme istituzionali ma l'inflazione, la precarietà, i salari che non crescono. E poi c'è la sicurezza. Questi problemi hanno un rapporto molto lontano con le riforme istituzionali. D'altronde se veramente era necessaria una nuova legge elettorale ci poteva pensare il governo Prodi. Se non ci fosse una larga maggioranza determinata dagli elettori, sarebbe utile che i grandi partiti s'incontrassero per risolvere questi problemi così urgenti".

Qual è la sua ricetta per rilanciare il Paese?

"La sola cosa che si può fare è sgravare le tasse del 10%: oggi l'imposizione fiscale è il 43% del reddito nazionale. Per fare questo, però, occorre tagliare allo stesso modo la spesa corrente".

Che ruolo hanno i giovani nel programma PdL?

"Secondo una ricerca del "Sole 24 Ore" i giovani votano a destra e questo perchè la sinistra è vecchia. Per i giovani, il PdL propone una società che libera energia. Non mi piacciono gli incentivi, non mi sento di offrire loro una soluzione statale. Piuttosto occorre farli vivere in una società che guardi al futuro".

Lei è stato ministro per le Politiche comunitarie: quanto conta oggi l'Italia nella Ue?

"Siamo troppo europeisti in via di principio e poco di fatto. Dobbiamo essere più rispettosi delle leggi europee".