Incontro a Roma con Alan Dershowitz Un "Processo ai nemici di Israele"

Difendere Gerusalemme, difendere la democrazia

Il 5 maggio si è svolto, presso la Sala delle Colonne della Camera, un incontro con Alan Dershowitz, autore del libro "Processo ai nemici di Israele". Di seguito l'intervento che il segretario del Pri Francesco Nucara ha svolto durante la presentazione.

di Francesco Nucara

Durante la visita che una delegazione repubblicana fece a Sderot nel dicembre del 2007, al consiglio comunale ho ricordato come la nascita di uno Stato indipendente (Italia e Israele) era dovuta a due uomini che si assomigliano moltissimo per formazione culturale, e con un'idea centrale: creare una patria per i rispettivi popoli.

Mazzini, nato nel 1805, partì molto prima di Hertzl che era nato nel 1860, cioè quando si realizzava l'Unità d'Italia.

Hertzl organizza il primo Congresso Sionista a Basilea nel 1897, mentre Mazzini fondava la Giovine Europa nel 1834 a Berna.

Entrambi furono considerati visionari, per non dire folli.

Nessuno poteva immaginare che dopo l'esperienza della Repubblica Romana del 1849 si potesse realizzare, un secolo dopo, la Repubblica Italiana. Eppure quel visionario esile e minuto che si aggirava per l'Europa spaventava re ed imperatori.

E come non ricordare che Mazzini morì in Italia, sotto falso nome, a casa Rosselli, parenti stretti degli ebrei Nathan.

Così come al termine del primo Congresso Sionista Hertzl scrisse sul suo diario: "Dovessi riassumere il congresso di Basilea in una parola che mi guarderò bene dal pronunciare pubblicamente sarebbe questa: a Basilea, io fondai lo Stato Ebraico. Se lo dicessi ad alta voce oggi mi risponderebbe una risata universale. Se non tra cinque anni, certamente fra cinquanta ciascuno lo riconoscerà".

E infatti cinquanta anni dopo nacque lo Stato di Israele.

"C'è un legame tra Sionismo e Risorgimento", così titolava un articolo di Maurizio Caprara del 24 novembre 2008. Nel contesto dell'articolo viene citato il pensiero di Giorgio Napolitano che afferma come "il movimento sionista (sia) ispirato in una piccola parte al pensiero di Giuseppe Mazzini".

Tuttavia i problemi di questi due Risorgimenti sono già evidenti nel libro di Moses Hess "Roma e Gerusalemme" del 1862, quando ancora Roma non era capitale dell'Italia.

E giova ricordare che nella spedizione dei Mille c'erano 8 ebrei, come alla liberazione dell'Italia contribuì la brigata ebraica combattendo a fianco degli inglesi.

Forse per questo il vecchio leone di Guadalajara, Randolfo Pacciardi, nella guerra tra israeliani e arabi propose a Malraux di costituire una brigata europea a difesa del diritto alla vita di Israele.

Vale la pena ricordare ancora ciò che Giovanni Spadolini ebbe a dire in un incontro organizzato dall'associazione Italia-Israele: "Il sionismo sta al Risorgimento nazionale ebraico così come il mazzinianesimo sta al Risorgimento Italiano".

Ecco perché nessun repubblicano, di destra o di sinistra che sia, può definirsi antisionista.

Esiste un'affermazione di Hertzl che ben si addice ai due popoli: "Popolo senza territori, e territori senza un popolo".

Ciò che più mi ha colpito del libro del prof. Dershowitz è il capitolo 4 "Le ragioni contro l'estrema sinistra e l'estrema destra anti-israeliane".

Non avrebbe senso la mia meraviglia se ci soffermassimo agli schemi tradizionali della politica italiana.

La sorpresa è dovuta al fatto che fior di professori ebrei, soprattutto americani ma anche di altre nazioni, attaccano il sionismo, come soggetto politico razzista, che si comporterebbe con i palestinesi peggio di come il nazismo si sia comportato con loro. Se ne deduce che se del sionismo parlano così male nel mondo culturale ebraico, allora deve essere vero che ciò produce molti più danni di quanto non ne possa produrre la propaganda filo-araba o filo-comunista o filo-nazista.

Vi ho già detto che sono stato a Sderot.

Nel corso della visita improvvisamente il sindaco si allontana e poco dopo arriva la segretaria adducendo la giustificazione che il capo dell'amministrazione era dovuto correre a casa avendo una figlia con la febbre molto alta.

La verità è che di lì a poco noi dormivamo in un kibbutz arrivarono i missili Qassam e poco dopo la reazione delle forze armate israeliane.

E' vero che questi tipi di missile sono molto rudimentali e non hanno un potere distruttivo ma 7000 missili in 5 anni fanno una media di 4 al giorno, con grandissimo impatto psicologico specie sugli studenti che spesso, per timore, seguono la lezione sotto i banchi.

Da dove arrivano questi missili? Dalla striscia di Gaza, i cui territori sono stati restituiti ai palestinesi. I luoghi fisici di queste basi sono quasi sempre scuole o ospedali, rendendo così difficile una eventuale rappresaglia militare.

La domanda che mi pongo e che pongo alla classe politica che brucia le bandiere di Israele per le vie di Roma è: cosa deve fare Israele? Continuare a farsi piovere addosso i missili? Arruolare una schiera di psicologi sempre più vasta per assistere bambini e giovani che ancora all'età di 14-15 anni vogliono dormire con i genitori perché in preda alla paura?

Forse anche l'estrema sinistra italiana vuole la fine di Israele più di quanto non voglia una pacificazione tra arabi ed ebrei.

Quello che la società politica italiana non capisce è che nel difendere Israele noi non solo difendiamo gli ebrei, (e non è certo il complesso di colpa dell'olocausto che ci spinge a questa difesa), bensì il mantenimento di un'enclave democratica in un vasto territorio dove la democrazia è un sostantivo sconosciuto.

Il problema dell'esistenza di Israele riguarda tutto l'Occidente. Senza quel presidio noi oggi saremo meno liberi e non è detto che ciò non avvenga in futuro.

Secondo il Ministro degli Esteri di Israele, che abbiamo ascoltato oggi, non si tratta di un problema di territori e nemmeno di una contrapposizione tra arabi e israeliani, bensì di una guerra tra moderati e oltranzisti ideologizzati.