Napolitano a Reggio Calabria/Il Presidente ha partecipato ad un convegno sul Sud

Si riducono gli investimenti per il Mezzogiorno

La visita del Presidente della Repubblica in Calabria ha suscitato entusiasmo nella popolazione, un po' meno, forse, tra le rappresentanze istituzionali. Il Presidente infatti non ha messo piede in alcuna sede istituzionale: né regione, né comuni e province. Intuiamo le ragioni, che sono comprensibili e corrette. Ha invece visitato le due Università calabresi, dove ha dovuto assistere a "contestazioni", molto contenute e altrettanto rispettose, da parte di studenti che protestavano contro la riforma scolastica.

Nella cittadella universitaria di Reggio Calabria il Presidente ha partecipato al Convegno "Mezzogiorno Euromediterraneo". Tale convegno non era aperto al pubblico, bensì ai rappresentanti istituzionali e ai docenti universitari.

Tra i parlamentari, ad assistere agli interventi c'era anche il segretario del Partito Repubblicano. Prima dell'intervento del Presidente Napoletano ci sono state quattro relazioni: la prima dell'ex Ministro dei trasporti Alessandro Bianchi e, a seguire, lo storico Lucio Villari, il commissario europeo Danuta Hubner, il prof. Jaime Gil Aluja, il dott. Giuseppe Roma, direttore del Censis. Il tutto preceduto dall'introduzione del Rettore dell'Università, prof. Massimo Giovannini.

Alla fine di questi interventi, il messaggio conclusivo del Presidente della Repubblica.

Molto apprezzate le relazioni, a cominciare da quella di Alessandro Bianchi, che concludeva con tre annotazioni:

1.Su una politica mediterranea dell'Europa il Mezzogiorno italiano non si può autonomizzare rispetto alla politica nazionale, però può aiutare questa politica a identificare le condizioni ottimali locali che, in un rapporto di equivalenza tra economia e vita civile, riguardano l'agricoltura, le manifatture, il turismo, le bellezze naturali e culturali, il paesaggio morale dei cittadini;

2.Il Sud dell'Italia e il Nord Africa hanno straordinarie affinità (purtroppo è vero, n.d.a.) e sicure prospettive nel campo della ricerca scientifica e del reclutamento di energie intellettuali. Le Università mediterranee non possono quindi limitarsi a contatti estemporanei ed assonanze, ma devono collaborare strettamente tra loro con progetti di ricerca e interdisciplinari, sia nei progetti scientifici sia in quelli umanistici di più antica e comune tradizione;

3.Un programma come quello indicato non può che proiettarsi su tutti i popoli, gli Stati e le istituzioni culturali della comunità europea. Questo renderebbe più mirato l'utilizzo delle risorse comunitarie nelle regioni del Mezzogiorno e creerebbe le condizioni migliori per una liberalizzazione di scambi plurali tra l'Italia e le altre regioni che si affacciano sul Mediterraneo.

Nella sua analisi storica su mali e prospettive del Mezzogiorno, Lucio Villari ha espresso un'idea affascinante: "La futura evoluzione di un complesso sistema geo-economico e geo-politico nel quale il Mezzogiorno d'Italia abbia una posizione strategica costruttiva e specifica deve essere perciò immaginata come possibile."

Il commissario europeo Hubner ha ancora una volta sottolineato la scarsa dimestichezza delle regioni dell'obiettivo 1 con la programmazione degli interventi finanziati dalla Ue, affermando: "Noi consideriamo il Mezzogiorno una piattaforma per lo sviluppo, ma perché ciò si realizzi occorre tenere conto delle problematiche specifiche che riguardano quest'area: sicurezza in primo luogo e funzionamento di burocrazia e funzioni pubbliche rappresentano due problematiche la cui soluzione è una condizione preliminare per qualsiasi intervento di sostegno per lo sviluppo".

Più tecnica, come ovvio, la relazione del direttore del Censis Giuseppe Roma. Dopo un'attenta analisi sul divario tra Nord e Sud d'Italia - da cui risulta, numeri alla mano, che tale divario non si riduce - Giuseppe Roma ha passato in rassegna anche la diversità delle opportunità imprenditoriali e culturali esistente tra il Mezzogiorno d'Italia e il resto del Paese. Addirittura il Pil pro capite nel Mezzogiorno, pari nel 2000 al 75,8% della media dei 27 paesi UE, nel 2007 era sceso al 68,5% E così ha concluso: "Da questo punto di vista il processo di riforma federale può essere l'apertura di uno spazio di riflessione che eviti il rischio, fino ad oggi molto evidente, che il Mezzogiorno debba subire un federalismo fatto su misura per le regioni del Nord".

Le conclusioni del convegno sono state affidate al Presidente della Repubblica, che dall'alto del suo magistero ha ricordato alle forze politiche e istituzionali che "c'è stata, è inutile nasconderlo, una drammatica caduta del grado di attenzione, da parte di tutte le forze rappresentative, della realtà del Mezzogiorno e verso il tema del rapporto tra Mezzogiorno e sviluppo nazionale. Ciò ha voluto anche dire, in concreto, da diversi anni a questa parte, una caduta degli investimenti nelle regioni meridionali, mentre è chiaro che altre risorse e forme di intervento per il Mezzogiorno, i Fondi europei, dovrebbero avere un carattere addizionale e non sostitutivo". Peccato che ad ascoltarlo non c'erano i ministri Tremonti e Scajola: un vero peccato!

Il Presidente non ha mancato di sottolineare criticamente la responsabilità delle "istituzioni rappresentative del Mezzogiorno", e richiamando il "meridionalismo storico" ha ricordato che la politica del piagnisteo deve finire, anche guardando "all'interno della sua stratificazione sociale e della sua classe politica". Nella sua analisi Napolitano ha più volte sottolineato l'importanza di un corretto uso dei fondi comunitari, ricordando che trattasi di obiettivi tesi a garantire uno sviluppo "fondamentale per la costituzione europea".

Il Sud, aggiungiamo noi, è un territorio vulnerabile e la sua vulnerabilità sarà aggravata da una crisi economica e finanziaria di cui non si vedono sbocchi e strategie condivise. Basti pensare alle polemiche tra il Ministro Tremonti e il governatore della Banca d'Italia Draghi. Manca alla classe politica un impegno serio e convinto che troviamo annunciato spesso nelle campagne elettorali, ma che troviamo altrettanto spesso disatteso dai governi che si succedono dopo le elezioni. Il paese è diviso economicamente, la classe dirigente contribuisce a dividerlo anche politicamente. All'apertura dei lavori hanno portato il loro saluto il sindaco della città di Reggio Calabria, Giuseppe Scopelliti, il presidente della provincia Giuseppe Morabito e il presidente della giunta Regionale Agazio Loiero.

(v. r.)