Ma dov'è il bipartitismo

Le ombre dell'Italia che ricadono sui partiti e sulle persone

Dopo il governo ombra sta per nascere, secondo l'articolo a firma di Fabio Martini su "La Stampa" di sabato 14 giugno, il Partito ombra.

Secondo l'analisi del giornalista, Massimo D'Alema si appresta a dar vita con la sua associazione Italianieuropei ad un contraltare al Pd di Walter Veltroni, come se quest'ultimo non avesse abbastanza problemi con Rutelli e con Parisi e con la Bindi, tanto da far apparire all'orizzonte lo spettro di una scissione.

Dall'altra parte del cielo le polemiche La Russa-Verdini non fanno intravedere nulla di buono per il futuro del Pdl.

In questo gioco perverso di un bipartitismo confuso e senza progetti credibili e di un bipolarismo che è molto peggio di quello degli anni 50 e '60, si collocano i cosiddetti partiti minori. A proposito di partiti minori, esiste un dogma per il quale chi è minore non ha diritto a parlare. Sarebbe invece necessario ragionare, e sottolineiamo ragionare, senza "cedere" le proprie ragioni alle miserie umane, che spesso accompagnano la nostra esistenza affacciandosi con forza quando la parabola della vita politica, magari trascorsa nobilmente, declina improvvisamente.

Le contingenze elettorali, anche quando penalizzanti, non possono cambiare il corso della nostra storia.

I risultati delle amministrative in Sicilia e la confusione che si è creata nel determinare le alleanze (articolo della "Voce" di lunedì 16 giugno) la dicono lunga sull'avanzare del bipartitismo.

Altro che bipartitismo, con questi risultati si va verso il pensiero unico. Anche se il nostro piccolo Pri, che ha resistito a tentazioni e suggerimenti, si gode il successo di Messina e di Palermo.

Gli spettri si allontanano e prendono forma i contenuti. La chiusura è ben lontana dal realizzarsi e forse possiamo umilmente pensare a percorsi nuovi o, meglio ancora, innovativi.

Se gli uomini sconfitti dalla politica, invece di valutare gli errori commessi e di impostare soluzioni strategiche, si preparano a "vendette" per rivalse senza senso, dopo i governi-ombra e i partiti-ombra avremo gli uomini-ombra, ma tutti insieme saranno l'ombra di un governo, l'ombra di un partito, l'ombra di se stessi.

Certo è un malinconico declino accontentarsi di un posto al governo o all'assemblea del Consiglio d'Europa o all'assemblea parlamentare della Nato, in quanto, per dichiarata spinta senile, non si avrebbe più la necessità di esprimere le proprie idee e di lottare perché esse si realizzino.

La lotta contro il pressappochismo, contro lo strisciante autoritarismo, contro l'invadenza della Chiesa nelle istituzioni e nel privato, contro l'accaparramento delle istituzioni sarà lunga e difficile, ma alla fine vincerà la liberaldemocrazia.

Noi siamo destinati da sempre a lottare per altri prima che per noi stessi: lo abbiamo dimostrato in questi anni e continueremo a farlo con speranza, ma soprattutto con la ferma convinzione che il lavoro supportato dalla tenacia non può che portare a risultati positivi. E' per questo, per non tradire la nostra storia politica, che continueremo, nel solco delle tradizioni tracciate dai nostri padri.