Lorenzo Conti, battaglia per la verità negata

E’ il 10 febbraio del 1986. L’allora sindaco di Firenze Lando Conti si sta recando con la sua auto ad una seduta del consiglio comunale quando viene affiancato da un’auto delle Br che lo uccidono sparando 11 colpi di pistola. E’ la stessa arma usata a Roma per l’uccisione di Ezio Tarantelli. I terroristi lasciano un volantino a firma Brigate Rosse-Partito Comunista Combattente in cui si legge: "Il ruolo svolto da Lando Conti sia nel consiglio di amministrazione della Sma, sia come esponente di rilievo del Pri, nonché nel panorama del potere politico locale, è indicativo per comprendere fino in fondo le interconnessioni di interesse politico, economico e militare assunte oggi dal settore bellico". Abbiamo ospitato su queste colonne più volte gli appelli del figlio di Lando Conti, Lorenzo: la sua è una storia di giustizia negata. Ma, mai rassegnato, Lorenzo ha scritto una lettera al ministro della Giustizia Alfano, che è stata pubblicata su alcuni quotidiani nazionali: vi si chiede l’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta; si protesta contro l’archiviazione delle indagini sulla morte del padre da parte della Procura di Firenze. Lorenzo Conti ha annunciato anche la sua voluta assenza dalla "consueta celebrazione, trionfo dell’ipocrisia istituzionale", aggiungendo che si recherà da un notaio per "creare la Fondazione Cielo Stellato onlus che avrà il compito di aiutare le famiglie delle forze dell’ordine che cadranno per atti di terrorismo o mafia". "Non sono spinto da sentimento di odio o desiderio di vendetta, cerco solo la verità, quella verità che la procura di Firenze ha voluto ‘archiviare’": così si legge nella lettera aperta di Conti al guardasigilli. Tutto il nostro appoggio a questa battaglia, affinché Lorenzo non sia lasciato solo nella sua legittima e drammatica richiesta.